Castellammare, l’Antimafia chiede 200 anni di carcere per i boss dello spaccio

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Castellammare, l’Antimafia chiede 200 anni di carcere per i boss dello spaccio

L’Antimafia chiede due secoli di carcere per i protagonisti dell’inchiesta “Domino”, la mega-indagine su spaccio e camorra che ha travolto la cupola del clan D’Alessandro di Castellammare di Stabia. Dopo i 20 anni di reclusione invocati per Giovanni D’Alessandro – imputato in uno dei vari filoni processuali legati all’indagine – ieri mattina il pubblico ministero Giuseppe Cimmarotta ha formulato le richieste di condanna per 17 dei 18 imputati che hanno scelto di essere giudicati con il rito abbreviato. Durissime le richieste del sostituto procuratore a carico degli imputati accusati, a vario titolo, di spaccio di stupefacenti, detenzione di armi e partecipazione ad un’associazione per delinquere specializzata nel traffico di droga ritenuta legata ai D’Alessandro. La condanna più dura è stata invocata per Sergio Mosca, ritenuto tra i “generali” della cosca di Scanzano e accusato di essere tra i promotori dell’organizzazione specializzata nello spaccio assieme a Giovanni D’Alessandro. Per Mosca l’accusa ha chiesto 20 anni di carcere. Pene severe sono state richieste anche per altri protagonisti dell’indagine: 18 anni per Francesco Delle Donne e Nino Spagnuolo, alias capasorta. Sedici anni per Ciro Vitale e Antonio Longobardi, 14 anni per Giuseppe Vuolo. A seguire i 13 anni invocati dalla Dda per Antonino Alfano, 12 anni per Vincenzo Schettino, Alfonso Perillo e Giovanni Tufano. A chiudere gli altri imputati coinvolti nell’indagine. Otto anni a testa sono stati chiesti per Maurizio Amendola, Marco Schettino e Roberto Somma, 6 anni per Carmine Barba e Marco Cimmino. E infine i 3 anni richiesti per Francesco Di Maio e i 2 anni e 4 mesi per Francesco Ciruleo. Imputato in questo processo anche Antonio Rossetti, ritenuto assieme a Mosca e D’Alessandro tra i protagonisti dell’attività di spaccio svelata dalle indagini. Per Rossetti, detto ‘o guappone, l’Antimafia formulerà la richiesta di condanna nel corso della prossima udienza, fissata nelle prossime settimane. In quella sede ci sarà anche spazio per le discussioni difensive. Gli avvocati Antonio de Martino, Francesco Romano, Alfonso Piscino, Francesco Schettino, Gennaro Somma, Giuliano Sorrentino e Renato D’Antuono proveranno a minare le fondamenta del castello accusatorio eretto dall’Antimafia a carico dei 18 imputati a processo. Poi il giudice per le udienze preliminari del tribunale di Napoli emetterà la sua sentenza. Il primo atto di un processo lampo che trae origine dall’indagine che a giugno scorso ha portato all’arresto di una ventina di persone. Secondo la Direzione Distrettuale Antimafia alcuni degli indagati avrebbero fatto parte di un’associazione per delinquere finalizzata al traffico e allo spaccio guidata dalla famiglia D’Alessandro. Un gruppo che – si legge nel capo d’imputazione – si sarebbe reso protagonista di «una pluralità indeterminata di delitti», al fine «di agevolare l’attività del sodalizio criminoso dei D’Alessandro».

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