Il primo cittadino di Lettere lancia l’allarme al governo: «Noi sindaci in trincea. Ma non c’è solo il Covid»

Gaetano Angellotti,  

Il primo cittadino di Lettere lancia l’allarme al governo: «Noi sindaci in trincea. Ma non c’è solo il Covid»

«Noi sindaci ormai da settimane non facciamo più gli amministratori ma ricopriamo un ruolo di supporto all’Asl: la fase acuta della pandemia ha travolto tutto e tutti». Nino Giordano, primo cittadino di Lettere, è tra gli amministratori impegnati in prima linea, 24 ore su 24. Anche la cittadina dei Lattari nelle ultime settimane ha conosciuto un boom di contagi, e purtroppo ha registrato anche tre decessi.Sindaco, come vi siete attrezzati per fronteggiare questa emergenza? «Con le poche risorse a disposizione e con tanta buona volontà e abnegazione. Con il dilagare dell’emergenza tutto è passato in secondo piano e ci occupiamo 24 ore su 24 del Covid, dalla questione dei tamponi al supporto materiale alle persone in quarantena o in isolamento fiduciario, ai contatti con l’Asl, finanche ai controlli stradali per il rispetto delle restrizioni.

Mi rendo conto benissimo che amministrare è tutt’altra cosa, ma oggi la realtà è questa: abbiamo circa 120 persone positive di cui 6 ricoverate, e adesso la priorità è assistere in ogni modo possibile chi ne ha bisogno, e allo stesso tempo fare in modo che questo numero non aumenti».Materialmente come vi siete organizzati?«In primo luogo, facciamo da collante tra la cittadinanza e l’Asl. Mi corre l’obbligo di ringraziare pubblicamente la dottoressa Loredana Scafato, responsabile dell’Unità Operativa di Prevenzione Collettiva che insieme a soli tre colleghi sta svolgendo un lavoro immane che riguarda ben 14 comuni. Ma non so fino a quando si potrà andare avanti così: è un un’unità di fondamentale importanza che va sicuramente rafforzata. Noi cerchiamo di raccogliere le istanze dei cittadini, di chi ha bisogno di fare il tampone per la prima volta o quello di verifica, di sollecitare i risultati, di colmare tante lacune che a causa dell’enorme mole di casi attuali, purtroppo, possono costare care». Ultimamente anche Lettere ha pagato un tributo altissimo al Covid, con tre decessi..

.«L’ultimo caso è quello che fa più rabbia: riguarda un nostro concittadino morto in ambulanza dopo 19 ore di attesa fuori dal San Leonardo. Ecco, di De Luca condivido tutto quello che dice, ma sui posti letto disponibili due sono le cose: o sbaglia, oppure, se ci sono, devono essere messi a disposizione di chi ne ha bisogno in maniera rapida ed efficace. Se c’erano posti Covid altrove, il nostro concittadino si sarebbe potuto salvare, se fosse stato portato direttamente dove poteva essere assistito. Quindi il primo intervento urgente è una centralizzazione, a livello regionale. della gestione dei posti letto. Purtroppo non siamo ancora minimamente vicini alla fine dell’emergenza, quindi questo è un miglioramento da fare a tutti i costi».

La luce in fondo al tunnel è ancora lontana, e oltre all’emergenza sanitaria ci sono effetti devastanti anche a livello economico e sociale… «L’economia di Lettere si basa sui ristoranti, il settore economico più colpito dalla crisi dovuta al Covid. Se la situazione non dovesse migliorare e dovesse “saltare” anche il periodo di lavoro natalizio, dopo i danni del lockdown in primavera e la flessione estiva, sarebbe il colpo di grazia definitivo. Già molti mi hanno comunicato che non sarebbero in grado di riaprire. Sarebbe un disastro sociale, oltre che economico, da cui la nostra comunità uscirebbe devastata».

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