Scavi di Pompei, i precari esultano a metà: c’è la Cig, non il lavoro

Salvatore Piro,  

Scavi di Pompei, i precari esultano a metà: c’è la Cig, non il lavoro
La protesta sotto la sede dell'Inps

Pompei. Sbloccati i soldi per 4 mesi di cassa integrazione, i precari degli Scavi esultano. Ma solo a metà. Il dramma occupazione resta intatto al Parco Archeologico di Pompei, così come agli Scavi di Ercolano, i due siti archeologici dove l’emergenza Covid ha spedito a casa 60 precari: si tratta degli addetti a servizi aggiuntivi ma in realtà essenziali come accoglienza, controllo accessi, biglietteria, ufficio guide e informazioni.

Servizi che a Pompei sono gestiti da Opera Laboratori Fiorentini, Spa in house del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali nonché pezzo della holding Civita Cultura. “Una Spa” hanno più volte chiarito dai Cobas del Lavoro Privato “che ha effettuato una  drammatica riduzione dell’orario di lavoro a causa della pandemia e che, nonostante incassi milionari, non ha voluto anticipare ai dipendenti la cassa integrazione”.

I 60 precari degli Scavi, fino a ieri, avevano ricevuto la Cig di aprile e dei primi 9 giorni di maggio. Chi, prima del lockdown, aveva un full-time con un mensile di circa 1400 euro al mese, aveva in pratica incassato 850 euro. La situazione sì è però sbloccata, ieri, dopo l’ultima protesta inscenata dai precari e dal sindacato sotto alla sede Inps di Napoli. Prima della protesta, il sindacato aveva scritto alla Direzione Centrale Ammortizzatori Sociali Inps, diffidandola “a voler pagare subito gli importi dovuti. La scrivente organizzazione sindacale” è il testo della diffida firmata da Domenico Quintavalle (Esecutivo Nazionale Cobas) “si riserva di adire ogni sede competente per la difesa dei diritti dei dipendenti”. “Dopo la diffida e la protesta” ha detto ieri Luigi Napolitano, rappresentante Cobas Lavoro Privato per Pompei “l’Inps ha pagato la Cig di maggio, giugno, luglio, agosto. Si tratta di un primo passo, aspettiamo i soldi di settembre e ottobre”.

Dai Cobas però denunciano altre preoccupazioni: “A Pompei e a Ercolano si sta lavorando a un’ulteriore riduzione del monte ore di lavoro: 20 ore settimanali per sole 2 settimane ogni mese. Questo significa che molti precari rischiano di guadagnare stipendi da 300 euro”. Eppure la Opera Laboratori Fiorentini, in termini di fatturato, non sembrerebbe passarsela male. Le ultime statistiche, pubblicate sul sito del Mibact, risalgono al 2018: il totale dei visitatori a Pompei è stato di 3.649.374. L’incasso lordo da ingressi di audio guide è stato pari a 600.032 euro, ma alla Soprintendenza è andata la metà: 300.016 euro. La caffetteria ha incassato 1.356.968 euro, il ristorante 1.001.794,24. Soldi andati, invece, al privato. Il caso è adesso all’attenzione del Parlamento. Tre giorni fa, la senatrice Virginia La Mura ha sottolineato come “negli ultimi anni il comparto turistico ha segnato un notevole aumento di incassi” mentre il capogruppo del M5S in commissione Ambiente ha sollevato dubbi sulla esternalizzazione di parte dei servizi ad opera del Mibact.

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