Palazzo Fienga, dissequestrate altre 5 case

Giovanna Salvati,  

Palazzo Fienga, dissequestrate altre 5 case

Altri cinque immobili ottengono il via libera dal giudice e possono ritornare nelle mani dei legittimi proprietari dopo cinque anni dal sequestro. Continua a restare sotto i riflettori la vicenda di palazzo Fienga, l’ex fortino del clan dei Gionta di via Bertone che torna a riaprirsi. Una sentenza del giudice napoletano Gabriella Bonavolontà ha dato ragione agli occupanti che dopo aver vinto in aula dimostrando che con il clan non hanno nessun legame, hanno chiesto la restituzione dell’immobile ottenendone il diritto. Un colpo di scena che ha generato un terremoto politico non solo nel Comune di Torre Annunziata ma anche nei vertici sovracomunali che hanno stanziato fondi per trasformare l’immobile di via Bertone in un simbolo della legalità.

Gli altri immobili

Non solo il civico 72 di via Bertone torna nelle mani dei proprietari ma anche altri cinque immobili. Gli ordini di dissequestro sono stati già firmati dal giudice del tribunale di Napoli e sono in attesa di essere notificati dai carabinieri del nucleo investigativo di Torre Annunziata che hanno notificato il primo atto di dissequestro portando così la vicenda nuovamente sotto i riflettori. Gli altri cinque immobili si trovano sempre in via Castello e via D’Alagno le strade che circondano il palazzo dei Gionta. Anche per questi proprietari il giudice ha riconosciuto il diritto di possesso e riconosciuto inoltre che non hanno nulla a che vedere con la camorra, nessun legame con i vertici della cosca dei Valentini. Una doppia vittoria che lo autorizza così a riprendersi il bene dopo cinque anni dal sequestro, da quando lo Stato gli ha mirato case e box.

La strategia

Intanto in queste ore a cercare di ricorrere ai ripari è il Comune di Torre Annunziata. A lavoro l’assessore al patrimonio, nonché responsabile del progetto di riqualificazione di palazzo Fienga, Emanuela Cirillo con il sindaco Vincenzo Ascione. Secondo quanto emerge dalle stanze dei bottoni entrambi si sarebbero infuriati perché non informati del dissequestro. Infuriati anche i vertici romani dal ministro Lamorgese al Prefetto che nella riqualificazione del palazzo hanno investito soldi ma anche la faccia. Nelle mani dei vertici comunali ora solo la possibilità di poter correre ai ripari con una ordinanza tampone. È infatti nelle intenzioni del primo cittadino firmare una ordinanza nella quale si fa divieto ai proprietari di accedere agli immobili per il rischio crollo. L’ex covo del clan è infatti ancora oggi pericoloso e l’idea è quella di vietare l’accesso ricordando la mancata messa in sicurezza e le ordinanze di pericolosità passate che ancora oggi sono in piedi. L’ordinanza se firmata dal sindaco in tempo ora potrebbe così impedire agli altri proprietari di prendere possesso degli immobili. Insomma una vicenda che rischia così di diventare una matassa ancora più imbrogliata e difficile da sciogliere.

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