Bonus spesa nell’Agro: scoperti altri 45 sciacalli

Mario Memoli,  

Bonus spesa nell’Agro: scoperti altri 45 sciacalli

I 250 euro di bonus spesa facevano gola a molti e in tanti lo hanno ottenuto attraverso false attestazioni presentate agli organi competenti. Sono 45 al momento gli indagati dalla Procura di Nocera Inferiore dopo una serie di indagini condotte dai carabinieri nell’arco di tre mesi presso i comuni di Angri, Scafati e Pagani: a tutti viene contestato il falso, l’induzione in errore e la truffa allo Stato, proprio perché quei buoni- in era covid- sono stati erogati con i fondi governativi attraverso i comuni. Tra i beneficiari ci sono familiari di impiegati, commercianti, operai a busta paga e perfino persone con familiari funzionari di banca. Nessuno aveva “ricordato” di avere nel nucleo familiare persone percettori del reddito di cittadinanza o lavoratori dipendenti. O addirittura con attività commerciale in piazza.

L’iniziativa veicolata dalle politiche sociali a favore delle persone più bisognose, in ragione del loro reddito, è finita al centro di un’indagine avviata a luglio dalla Procura di Nocera Inferiore. Tra quelli che hanno fatto domanda c’è chi ha però fatto il furbo, incassando il bonus senza averne diritto.  L’elenco dei beneficiari è passato al vaglio degli inquirenti, che hanno incrociato i dati personali con le posizioni lavorative e in alcuni casi con i conti correnti bancari dove mensilmente vengono accreditati dei soldi. Naturalmente chi ha percepito il sussidio dovrà restituire quanto incassato indebitamente ma allo stesso tempo rischia una condanna perché le accuse sono materia di natura penale. Si tratta di persone che dichiarano anche 30/40mila euro l’anno ma che nelle carte presentate agli organi preposti si erano tenuti al di sotto dei 5mila. Proprio quei redditi così bassi hanno insospettito gli inquirenti che, grazie alla sinergie delle amministrazioni comunali, sono riusciti finora a risalire a 45 persone che avrebbero beneficiato del bonus senza averne titolo magari a sfavore di chi quel sussidio l’avrebbe meritato per la propria condizione economica. E c’è anche dell’altro, perché qualche commerciante non solo avrebbe falsificato la documentazione sul reddito annuale ma avrebbe raccontato che durante il lockdown di marzo/aprile sarebbe stato chiuso quando in realtà aveva le serrande alzate (trattandosi di negozio di alimentari): per lui si profila una doppia accusa in quanto non solo avrebbe percepito il bonus spesa per reddito basso ma anche quello per azienda in crisi o chiusa a causa del coronavirus. Prossimo passaggio la richiesta di rinvio a giudizio da parte della procura che coordina le indagini per le quali stanno lavorando in sinergia carabinieri e Guardia di Finanza. Appena pochi giorni fa nella rete erano finiti altri 30 cittadini di 4 comuni dell’Agro.  Intanto, ieri, sempre i carabinieri hanno scoperto nel Comune di Montecorvino Rovella altri 13 furbetti del bonus spesa: 9 residenti italiani e 4 stranieri che non ne avrebbero avuto diritto. Tutti avevano omesso di indicare le reali condizioni economiche della famiglia e per questo sono stati denunciati per i reati di falsa attestazione e falsità ideologica commessa dal privato e frode in erogazioni pubbliche.

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