Il boss condannato all’ergastolo è a piede libero. L’Antimafia ai giudici: «Arrestate Ascione»

Ciro Formisano,  

Il boss condannato all’ergastolo è a piede libero. L’Antimafia ai giudici: «Arrestate Ascione»

Borsone in spalla è uscito dal carcere di Milano sette mesi fa, esattamente 12 anni dopo il suo arresto. Libero nonostante una condanna in primo grado all’ergastolo e un’altra a 18 anni per tentato omicidio. Libero a dispetto del ruolo apicale all’interno del clan che gli è stato riconosciuto anche dal ministro della Giustizia, pronto a firmare il suo “trasloco” al 41-bis. Libero, ma forse non per molto.

Il futuro di Mario Ascione, figlio del padrino defunto Raffaele ‘o luongo, e ritenuto una figura chiave del clan attivo tra Ercolano e Torre del Greco, potrebbe essere nuovamente dietro le sbarre. L’Antimafia ha, infatti, chiesto l’arresto del rampollo della dinastia criminale di corso Resina.

Tutto è cominciato qualche mese fa. Quando il tribunale di Napoli, nell’ambito del processo legato alla famosa canzone “‘o capoclan”, la colonna sonora che racconta le gesta dei boss del clan Birra, Ascione è stato condannato a 18 anni, in primo grado, per aver partecipato al tentato omicidio di un uomo ritenuto vicino alla cosca rivale. Imputato a piede libero per questo delitto, per Ascione non è scattato alcun mandato d’arresto. La Direzione Distrettuale Antimafia ha così presentato un’istanza al giudice che ha però rigettato la richiesta, non ritenendo l’esistenza degli estremi per disporre il nuovo arresto per Ascione. Qualche mese fa, però, il tribunale del Riesame di Napoli ha ribaltato tutto. Per i giudici, infatti, il figlio del boss merita il carcere.

Ora per sbrogliare l’intricata matassa di ricorsi e contro-ricorsi servirà un’altra decisione. La difesa di Ascione – rappresentato dall’avvocato Luigi Palomba – ha impugnato il verdetto del Riesame portando il caso in Cassazione. Alla Suprema Corte spetterà il compito di decidere se rispedire in cella il boss oppure se lasciarlo a piede libero.  Ascione è uscito dal carcere di Milano Opera a fine aprile di quest’anno in seguito ad un’assoluzione incassata, in Appello, per il reato di omicidio. Il verdetto, firmato dal tribunale per i Minori, ha fatto scattare la scarcerazione del figlio del padrino che nel frattempo aveva già scontato una condanna definitiva per estorsione aggravata dal metodo mafioso. Il tutto a dispetto del fatto che Ascione è tutt’ora imputato – a piede libero – per reati gravissimi. Sul suo capo pende una condanna all’ergastolo, in primo grado, per l’omicidio di Giorgio Scarrone. E’ stato condannato, come detto, per tentato omicidio (sempre in primo grado). Ed è tutt’ora imputato per estorsione aggravata nell’ambito del processo nato dalle denunce dei commercianti-coraggio. Per l’Antimafia Ascione, fino all’aprile del 2008, quando è stato arrestato, avrebbe ricoperto un ruolo di vertice all’interno dell’organizzazione criminale specializzata in spaccio ed estorsioni.

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