Irpinia, 40 anni dal terremoto. Palomba «assolve» la Dc: «Dopo il sisma, rilanciò la Campania»

Alberto Dortucci,  

Irpinia, 40 anni dal terremoto. Palomba «assolve» la Dc: «Dopo il sisma, rilanciò la Campania»
Giovanni Palomba, sindaco di Torre del Greco

Torre del Greco. «Quella domenica sera ero a casa di zia Luisa, a San Sebastiano al Vesuvio. Era una villetta su un solo livello, ero seduto su un divano insieme ai miei genitori: il divano cominciò “a camminare” e mamma chiese chi stesse facendo uno scherzo così stupido». Oggi Giovanni Palomba è sindaco di Torre del Greco, la quarta città della Campania. Una fascia «ereditata» a distanza a distanza di trent’anni dal padre Francesco Palomba, un «democristiano di ferro» della prima Repubblica. «Corrente dorotea», ripete l’attuale numero uno di palazzo Baronale.

All’epoca Giovanni Palomba aveva 18 anni, ma i ricordi di quella domenica da incubo restano impressi a fuoco nella sua memoria: «Sentimmo tremare il pavimento sotto i piedi, sembrò di sprofondare – racconta a 40 anni dal terremoto in Irpinia, una tragedia per l’intero Sud d’Italia -. Tornammo subito a Torre del Greco. Poi, in nottata, andai con mio padre al mobilificio a Pompei per verificare eventuali danni. Eravamo lì, intorno all’una e mezza, al momento della seconda scossa: tutti i lampadari, i modelli a cascata degli anni Ottanta, cominciarono a tremare. Fu agghiacciante».

Così come agghiacciante fu il «balletto politico» per la ricostruzione post-sisma, finita al centro di varie inchieste e scandali. Con la Dc costantemente sotto i riflettori e pure oggi – a distanza di 40 anni – accusata di avere «lucrato» sulla catastrofe. Un’analisi politica respinta al mittente dall’ultimo «doroteo» della città del corallo: «Ho seguito quelle vicende da spettatore interessato, visto il ruolo ricoperto da mio padre – sottolinea Giovanni Palomba -. E oggi credo di avere un quadro chiaro della situazione: indubbiamente qualche errore ci può essere stato in una ricostruzione così importante sotto tutti i punti di vista, ma dobbiamo vedere cos’era l’Irpinia all’epoca e cosa è diventata oggi anche grazie agli investimenti del post-terremoto. Negli anni Ottanta, l’Avellinese era un’area a forte vocazione agricola: i soldi della ricostruzione hanno portato, sebbene in qualche caso tra mille difficoltà e ritardi, alla realizzazione di importanti distretti industriali. Perfino l’Avellino Calcio, dopo la tragedia, arrivò in serie A e disputò diversi campionati della massima serie. Insomma, a mio parere, la catastrofe di 40 anni fa è stata è stato il doloroso punto di partenza per il rilancio di tutta la Campania».

Un rilancio «allargato» anche a Torre del Greco, dove i danni degli interminabili 90 secondi di terrore sono stati a lungo evidenti lungo decine di edifici del centro storico e non solo: «Ecco, proprio Torre del Greco può essere considerata l’esempio della ricostruzione – conclude lo storico figlioccio della Dc all’ombra del Vesuvio -. I soldi sono arrivati per tutti, magari in ritardo. Ma oggi non c’è un solo stabile, fatta eccezione per un palazzo di via Piscopia di cui non si trovano tutti i proprietari, rimasto tagliato fuori dai fondi post terremoto».

@riproduzione riservata

CRONACA