L’allarme dagli ospedali: «Contiamo i morti di Covid ma dimentichiamo gli altri»

Tiziano Valle,  

L’allarme dagli ospedali: «Contiamo i morti di Covid ma dimentichiamo gli altri»

«Non si muore di solo Covid». Se a unirsi al coro di quanti chiedono più attenzione per i pazienti affetti da altre patologie è il management del primo presidio Covid dell’Asl Napoli 3 Sud – quello di Boscotrecase – viene da chiedersi che cosa sta accadendo negli ospedali della provincia di Napoli. La risposta è semplice: «Qui abbiamo 17 posti letto liberi in Medicina e uno in terapia intensiva», spiega il direttore sanitario Savio Marziani. Un dato che sembra stravolgere la narrazione di ospedali sotto pressione o evidenzia qualche errore strategico che ha portato alla creazione di presidi misti (Castellammare, Nola e Sorrento) che hanno cominciato a ricoverare pazienti infetti, andando quasi in concorrenza con i Covid Hospital, riducendo i posti letto di altri reparti che garantiscono assistenza a malati cardiopatici, oncologici o neurologici ad esempio. La conseguenza di queste scelte? «Accade che pazienti con situazioni di grande difficoltà, di dolore fisico, di patologia seria debbano essere rimandati a casa, con il rischio che un’urgenza si determini davvero, con un improvviso aggravamento, e non si riesca a rispondere in tempo, visto il livello di saturazione nella catena delle emergenze – spiega la pagina ufficiale del Covid H di Boscotrecase – Per controllare un pacemaker, per operare un aneurisma dell’aorta o per operare una colecisti non basta più fornirsi della richiesta del medico curante. Per accedere in ospedale la loro patologia deve trasformarsi in urgenza, spesso troppo tardi».

Un quadro inquietante anche perché il rischio è che il conto salato bisognerà pagarlo solo quando sarà superata l’emergenza pandemica e si vedranno le conseguenze degli stop agli interventi chirurgici programmati, alle terapie oncologiche o alla mancata prevenzione garantita finora dagli screening. Secondo Marziani l’impegno dev’essere «garantire l’assistenza all’interno di presidi ospedalieri, con la massima sicurezza dal punto di vista infettivologico». Una tesi opposta a quella degli ospedali misti, dove il dilemma resta quello della definizione dei percorsi separati tra pazienti infetti e personale a loro dedicato rispetto agli altri reparti. Una strategia che al più sembra tardiva quella della creazione degli ospedali misti e la conferma arriva dall’ammissione di Marziani: «Ho dei posti liberi – spiega – La tendenza è di una diminuzione dei ricoveri di medicina perché le cure domiciliari rispondono meglio rispetto a qualche settimana fa, c’è stata una presa di coscienza dei cittadini che non affollano più i pronto soccorso se non c’è una reale necessità di andare in ospedale e anche le restrizioni stanno dando risultati». Guai però a pensare che la battaglia contro il Covid sia finita: «In ospedale ora arrivano i pazienti critici, c’è una maggiore richiesta di assistenza con ossigeno e di conseguenza di posti letto in sub-intensiva – sostiene Marziani – Noi potremmo attivarne altri 50, ma mancano i medici. La mia proposta? Trasferire qui le equipe che lavorano nei reparti Covid di altri ospedali e liberare di conseguenza quei presidi».

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