Il delitto di Torre del Greco, la confessione dei vicini di Brunella: «Sapevamo delle liti, siamo tutti colpevoli»

Vincenzo Lamberti,  

Il delitto di Torre del Greco, la confessione dei vicini di Brunella: «Sapevamo delle liti, siamo tutti colpevoli»

«Quella di Brunella è stata la cronaca di una morte annunciata. Lo sapevano tutti in questo rione che era vittima della follia del figlio. Ma, forse, nessuno davvero credeva che Fabio potesse arrivare a tanto». Una vicina di casa appoggia le buste della spesa davanti al portone. Dentro, al primo piano di via dei Remaioli, un alveare di stradine che conducono alla centralissima via Cesare Battisti a Torre del Greco ci sono ancora i nastri rossi della scientifica che lunedì mattina ha portato via, con l’accusa di omicidio volontario, Fabio Cervasi, 33enne figlio della vittima. «Le urla le sentivamo spesso – racconta la donna aggiustandosi la doppia mascherina – ma nessuno di noi credeva davvero che quel ragazzo che quando ti incrociava ti guardava sempre storto, potesse uccidere il sangue del suo sangue. E’ vero, forse, siamo tutti un po’ colpevoli, chiusi in questo silenzio che la pandemia ha aumentato. Quelle grida risuonano sempre nelle mie orecchie». Il quartiere che si estende a poche centinaia di metri dal porto e dal centro della città, si è risvegliato come in un incubo. Ma sono poche le persone che hanno voglia di parlare, tanti quelli che Fabio e Brunella dicono oggi di non ricordarli nemmeno. Del resto, anche a causa della pandemia, la 56enne collaboratrice scolastica non usciva più di casa. Qualche segnalazione, agli agenti del commissariato che ieri hanno arrestato Fabio Cervasi, era arrivata.  Tra maggio e giugno del 2020, in pieno post lockdown, in quell’appartamento erano arrivati un paio di volte gli agenti del locale commissariato. Qualche volte, giurano i residenti, anche le auto dei carabinieri. Era un volto noto Fabio Cervasi agli agenti: diversi anni fa il 33enne era stato arrestato proprio dalla polizia per estorsione ai danni della madre.  La pandemia, l’isolamento, i tempi bui della solitudine a cui ci ha abituato il virus hanno fatto il resto. Choccante la deposizione del giovane agli agenti del commissariato diretti dal primo dirigente Antonietta Andria. Fabio riteneva di essere vittima delle ‘’fatture’’ fatte dalla madre e nella serata di domenica, ha preso un cacciavite e ha inferto alla donna una serie ancora imprecisata di colpi. A capire che era accaduto qualcosa di tragico è stata la nonna del trentatreenne: il ragazzo, che ha raccontato di essere andato a letto dopo avere ucciso la mamma, è sceso lunedì mattina in strada e ha incrociato l’anziana, alla quale ha raccontato tutto. La scoperta, le urla, le telefonate alle forze dell’ordine anche da parte dei vicini, i quali credevano che tra mamma e figlio fosse scoppiata una nuova lite. Invece così non era. Questa volta per Brunella non c’era più niente da fare.

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