Le Regioni contro l’apertura delle scuole, si torni in classe il 7 gennaio

Redazione,  

Le Regioni contro l’apertura delle scuole, si torni in classe il 7 gennaio

Se i sindaci e i presidenti delle Province erano stati tiepidi, i governatori sono decisamente contrari alla riapertura a dicembre delle scuole. Stasera nell’incontro tra le Regioni e i ministri Speranza e Boccia, in vista del nuovo Dpcm, i presidenti delle Regioni hanno chiesto di prolungare la didattica a distanza per i licei fino a gennaio. “Le Regioni unanimemente hanno ritenuto di suggerire al governo di procrastinare al 7 gennaio ogni riapertura della didattica in presenza per chi è ancora oggi in didattica a distanza”, ha detto il presidente della Liguria Giovanni Toti, vicepresidente della Conferenza delle Regioni. Per i governatori, la riapertura nei prossimi giorni sarebbe “una mossa inopportuna in questo momento, soprattutto alla vigilia della pausa festiva delle scuole, in assenza di un programma di scaglionamento degli ingressi e in assenza di un servizio pubblico che oggi prevede capienza al 50% e andrebbe ritoccata”. Insomma il nodo principale, oltre al tracing e allo scaglionamento degli orari, resta il trasporto pubblico.

La linea già in mattinata era stata anticipata oltre che dallo stesso Toti anche dal presidente della Regione Veneto, Luca Zaia: “Penso sia rischioso aprire la scuola il 9 dicembre e chiudere subito dopo. Concentriamoci invece ad un’apertura più solida dopo l’Epifania, se è possibile. Perchè tutto dipende dall’infezione”. Dello stesso parere anche l’assessore regionale alla Sanità del Lazio, Alessio D’Amato, “la strada è lunga e serve prudenza anche sul tema della riapertura delle scuole”. Mentre il virologo Andrea Crisanti, direttore del laboratorio di microbiologia dell’Università di Padova suggerisce di “verificare prima l’impatto della riapertura sui contagi”. Spinge da settimane per la riapertura della scuola invece la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina che tuttavia oggi, rispondendo alle domande dei ragazzi, pur confermando che sta lavorando “per riportarvi quanto prima a scuola”, ha avvertito che “dobbiamo essere cauti e fare delle scelte”. “Ho tanti sogni – ha raccontato agli studenti – personali e lavorativi, come tutti quanti. Ma per ora quello più grande è sicuramente rivedervi tutti tra i banchi il prima possibile. Perchè è un vostro diritto tornarci e perchè al scuola deve essere la nostra priorità”. Al suo fianco è la ministra per la Famiglia, Elena Bonetti, pentita di aver mandato tutti i ragazzi delle superiori a casa con la didattica a distanza.

“Continuo a pensare che abbiamo sbagliato a mettere al 100% la Dad nelle superiori – ha detto – e per questo sto insistendo che il prima possibile si riaprano le scuole, con un piano di riapertura organizzato. Io penso che un giorno guadagnato di didattica in presenza per questa generazione valga tutto il nostro sforzo ed il nostro impegno”. Spingono per la riapertura subito anche LeU con Nicola Fratoianni e il Movimento Cinque stelle. Si profila insomma un confronto serrato nel governo, mentre i presidi e i sindacati della scuola sono per la ripresa delle lezioni in presenza ma solo se il sistema è in grado di garantire un potenziamento dei trasporti, del sistema di tracciamento, supplenti, laddove manchino i docenti titolari, ingressi realmente scaglionati. E intanto il Consiglio di Stato ha confermato in via cautelare l’obbligo delle mascherine per i più piccoli a scuola: con questo decreto monocratico il giudice ha respinto l’istanza dei genitori di alcuni bambini – tra i 6 e gli 11 anni – che chiedevano sospensione dei Dpcm riguardanti l’obbligo di indossare dispositivi di protezione delle vie respiratorie nei luoghi al chiuso, per bimbi di età superiore ai sei anni.

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