La prima foto a Napoli «Lo inseguii a 150 all’ora fino al lago di Lucrino»

Gaetano Angellotti,  

La prima foto a Napoli «Lo inseguii a 150 all’ora fino al lago di Lucrino»
Foto Nino Nicois

Gaetano Nicois, per tutti Nino, storico fotografo napoletano, è l’autore di uno scatto prezioso, il primo di Diego Armando Maradona a Napoli, prima della presentazione del 5 luglio 1984 allo stadio San Paolo. A Metropolis racconta come nacque quello scoop e come riuscì a scattare quella foto che fece il giro di tutti i giornali dell’epoca. «Devo ringraziare mio padre – racconta Nicois – che era un paramedico. Il giorno prima mi disse che un suo collega infermiere lo aveva avvisato che Maradona avrebbe sostenuto le visite mediche prima della firma del contratto alla clinica Villa del Sole, a via Manzoni. Io lo presi quasi in giro, dicendogli “Sì, con tante strutture proprio dal tuo amico lo portano…”. Poi però quasi per scrupolo, il giorno dopo, mi misi in moto e andai a farmi un giro nella zona, quasi solo per scrupolo, portandomi solo una macchina fotografica e un rullino già caricato. Mi appostai nei pressi e notai subito che c’era un fermento inusuale, che confermava che stesse accadendo qualcosa. Col passare dei minuti questo fermento aumentò, iniziarono ad arrivare tanti ragazzini sui motorini, e si creò un certo caos. A un certo punto, da un ingresso posteriore, più nascosto, uscì un auto all’interno della quale, più che Maradona, riconobbi il suo manager, Jorge Cyterszpiler, che aveva una testa piena di cappelli ricci e lunghi, inconfondibili. Così dietro a quella macchina partì un codazzo di motorini, che si disperse solo all’ingresso della tangenziale, dove non potevano andare. Io invece con la mia moto cercai di rimanere in scia, nonostante la folle velocità».

L’“inseguimento” si concluse a Cuma, dove il gruppo con cui si trovava Maradona – oltre a Cyterszpiler c’era anche Josè Alberti – si fermo a mangiare in un ristorante sul lago Lucrino, “Le Ninfee”. «Io non feci in tempo a immortalare l’ingresso – racconta ancora Nicois – così misi le tende fuori, spettando che uscissero visto che nessuno mi faceva entrare. A un certo punto uscì Cyterszpiler, e sebbene lui non parlasse italiano e io spagnolo, gli feci capire che di lì a poco sarebbero arrivati altre decine di fotografi e gli avrebbero rovinato il pranzo, mentre se mi faceva entrare in due minuti avrei fatti uno scatto e tutto sarebbe finito. Lui entrò a riferire, e poco dopo uscì e mi fece cenno di entrare. Altro che due minuti: dal proprietario all’ultimo dei camerieri vollero farsi fotografare insieme a Diego, e lui fu molto disponibile. Non disse una parola ma gli brillavano gli occhi, si vedeva che era felicissimo di ricevere tanto affetto.

Ricordo che stava mangiando bruschette al pomodoro, ostriche e aspettava che gli fossero serviti degli spaghetti ai frutti di mare…Non so quante volte glieli servirono, perché ogni volta c’era qualcuno che voleva farsi una foto e lui non diceva mai di no, e nel frattempo si raffreddavano e ogni volta glieli cucinavano di nuovo». Nei 7 anni in cui Maradona è stato a Napoli Nicois gli ha scattato centinaia di foto in campo: «Una classica – spiega – che facevamo a ogni partita, era quella del bacio in testa a Carmando, un rito scaramantico che Diego ripeteva ogni volta prima di entrare in campo. Ma il suo gol più bello che ho immortalato è quello contro la Juve, la famosa punizione con la barriera a tre metri. Solo dopo averla scattata, mentre il San Paolo impazziva in quella domenica piovosa, noi fotografi ci guardammo e io chiesi a un mio collega: “Ma da dove è passato il pallone…?”».

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