I rolex di Maradona acquistati dal boss delle cerimonie: “Voleva riconsegnarli a Diego”

Elena Pontoriero,  

I rolex di Maradona acquistati dal boss delle cerimonie: “Voleva riconsegnarli a Diego”

Era appena tornato in Italia, Diego Armando Maradona aveva detto sì a una partita di beneficenza che avrebbe dovuto svolgersi nel luglio del 2006 a Giugliano ma, il maltempo, ne decretò la sospensione. E il Dios fu ospite del Grand Hotel La Sonrisa per due giorni. Due giorni indimenticabili resi eterni dalla presenza da Diego Armando Maradona «un bimbo tra i bimbi. Semplice e con un cuore puro proprio come quello dei bambini», così lo ricorda Matteo Giordano, marito di donna Imma Polese, e tra i responsabili del Castello delle cerimonie di Sant’Antonio Abate. Sorrisi e abbracci che Diego Armando Maradona donò a tutti, nonostante la disavventura avvenuta proprio al suo arrivo all’aeroporto di Capodichino quando ad aspettarlo, oltre ai tifosi, c’erano anche i finanzieri che gli sequestrarono due orologi, di marca Rolex, per una serie di problemi che erano spuntati fuori con il Fisco. Orologi che furono battuti all’asta e che arrivarono proprio nel Grand Hotel la Sonrisa, acquistati da don Antonio Polese, estimatore del Napoli e di Maradona. «Orologi che riuscì a comprare ma dopo che Diego Armando Maradona aveva fatto tappa al Castello. L’intenzione di mio suocero – spiega Matteo Giordano – era quella di restituirli al Dios, perché uno dei due era il regalo che la figlia aveva fatto a Diego, quindi più che il valore dell’oggetto c’era un valore affettivo. Purtroppo, però, non riuscì nell’intento e li conservò. A distanza di dieci anni, don Antonio decise di regalarli a mio figlio Antonio nel giorno del suo diciottesimo compleanno». Don Antonio Polese, meglio conosciuto come il boss delle cerimonie (protagonista del format di successo in onda su Real Time) aveva partecipato all’asta per poter in qualche modo ringraziare Diego Armando Maradona, per i due giorni trascorsi tra le sale e le stanze del Castello, consegnandogli gli orologi che gli erano stati sequestrati dalle fiamme gialle. «Sono trascorsi 14 anni da quando Diego Armando Maradona fece il suo ingresso al Castello, ma i ricordi e le emozioni sono rimasti indelebili in ognuno di noi, dal più giovane al più anziano. Quel giorno – riavvolge il nastro Matteo Giordano – ci contattò José Alberti, storico amico di Diego e suo interprete, per chiederci di ospitare il Dios. I cancelli della Sonrisa non si aprirono, si spalancarono e fino all’arrivo di Maradona eravamo in fibrillazione. Fu proprio Diego che ci tolse da ogni imbarazzo, presentandosi come una persona qualunque, ma per noi e per tutti era qualcosa di extraterrestre, al di sopra di ogni appellativo. La sua umiltà è la cosa che ci ha maggiormente stupiti. Andava lui dai bambini per fare le foto e la stessa sera che arrivò al Castello, le sale erano occupate dalle cerimonie. Diego fu travolto dai commensali ma non rifiutò nessun abbraccio, nessuna foto, nessuna stretta di mano. Quella sera notò i nuovi bicchieri dorati che da poco avevamo acquistato proprio per i banchetti e chiese di poterli usare. Poi si rivolse a don Antonio e disse “Dove posso comprarli? A mia mamma piacerebbero tanto”. Mio suocero non ci pensò due volte, si fece dare l’indirizzo e spedì una fornitura di 24 calici dorati direttamente a Buenos Aires. Tra loro ci fu anche un altro scambio. Diego, dopo pranzo, prese la maglia numero 10 del Napoli, la firmò, e la consegnò al suo grande tifoso don Antonio, di risposta mio suocero portò Maradona nella sua stanza, aprì l’armadio, e gli fece scegliere una camicia. Dios ne prese una tinta unita, era blu con i bottoni diamantati».

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