Crollo del mobilificio di Poggiomarino, le indagini su due pilastri

Andrea Ripa e Giovanna Salvati,  

Crollo del mobilificio di Poggiomarino, le indagini su due pilastri

Sono trascorse 24 ore dal boato e sullo spaventoso e improvviso crollo del mobilificio di via Nuova San Marzano, a Poggiomarino, cominciano a filtrare le prime certezze. Una perizia comincia a far luce su quella tragedia sfiorata che ha sconvolto l’intera comunità. Un piccolo impero, il mobilificio Cutolo, spazzato via in pochissimi secondo per un cedimento strutturale. Probabilmente dei due pilastri situati all’ingresso della struttura. Un crollo avvenuto venerdì mattina intorno alle 11,10, l’ora in cui è calato il silenzio ed è piombata la paura nel piccolo centro cittadino. Una mattinata di inferno tra le macerie, la richiesta di aiuto, il timore che i massi avessero ucciso qualcuno e poi quel sospiro di sollievo che ha così fatto evitare il peggio. Gli operai che si trovavano all’interno sono riusciti a scampare alla morte dando per primi l’allarme, accorgendosi che qualcosa non andava. Anche la donna, che ha visto la macerie in casa ed è scappata con i due bambini sul tetto, è salva. Immagini che diventano la cornice per una vicenda tutta ancora da chiarire e sulla quale la Procura di Torre Annunziata ha avviato un’inchiesta. Dopo i primi interrogatori che si sono tenuti ieri mattina ma che sono serviti ai carabinieri della stazione di Poggiomarino – guidati dal maresciallo Angelo Cardone – e coordinati dalla compagnia di Torre Annunziata, solo per iniziare a mettere insieme un primo puzzle e avere una idea di quello che stava accadendo – secondo le dichiarazioni dei titolari – ora si procederà agli approfondimenti. Nelle prossime ore saranno nuovamente ascoltati i proprietari del mobilificio – un fratello e due sorelle – e poi tutti gli operai che erano stati incaricati dal committente per eseguire lavori di ristrutturazione finalizzati ad un nuovo allestimento interno. Ed è su questo aspetto che si concentrano le indagini: il crollo è avvenuto per un cedimento strutturale provocato da una rimozione di parti dell’immobile che senza dubbio erano portanti. Il peso ha creato il collasso generando così il cedimento. Una sequenza semplice ma che ovviamente va supportata da tesi specifiche che saranno approfondite da periti che saranno nominati nelle prossime ore dalla Procura. Ma intanto si fanno spazio una serie di ricostruzioni che i vigili del fuoco hanno avanzato dopo l’intervento nell’area oggetto del crollo. Per ora si tratta senza dubbio di ipotesi che andranno accertate subito dopo la rimozione delle macerie ma che già forniscono una prima istantanea: il cedimento sarebbe avvenuto per il crollo di due pilastri, entrambe le travi si trovavano all’ingresso del mobilificio, danneggiate forse dai lavori che hanno così creato lesioni e indebolimenti. Ma per gli inquirenti danni strutturali ci sarebbero stati anche nel vano interrato, usato forse come deposito e che avrebbe contribuito al collasso. Due aspetti che solo dopo la rimozione di tutte le macerie sarà possibile capire, confermare o smentire. Per ora gli operai hanno dichiarato che non stavano facendo lavori particolari ma anche questo va confermato. Una vicenda che di certo ha sconvolto tutta la comunità, decine le testimonianze di passanti, residenti e titolari di attività commerciali che hanno vissuto in prima persona il crollo: negli occhi ancora la paura per un crollo che avrebbe potuto macchiare la macerie di sangue.

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