La maxi truffa dei posti Italo a Castellammare: 3 condanne per 6 anni

Salvatore Piro,  

La maxi truffa dei posti Italo a Castellammare: 3 condanne per 6 anni

Promettevano a giovani disoccupati finti posti di lavoro per Italo Treno: 3 condanne per associazione a delinquere e un’assoluzione «per non aver commesso il fatto». Ora, dopo la stangata penale, si apre la “partita” dei risarcimenti in sede civile. Si è concluso con condanne per un totale di 6 anni e 10 mesi il processo di primo grado per il presunto scandalo giocato sulla pelle di 25 disperate vittime di Castellammare di Stabia e Gragnano. Tutte, secondo l’accusa, sarebbero cadute nel tranello orchestrato a partire dal 2013 da un gruppo criminale senza scrupoli, composto da 5 persone che rischiavano pene complessive fino ai 3 anni e 4 mesi. Associazione a delinquere finalizzata alla commissione di truffe per false assunzioni, l’accusa che inguaiava infatti gli stabiesi Francesco Di Maio – unico assolto a processo – e Francesco Buondonno. Oltre ai due nolani Andrea Viscardi e Giulio Raimo. La pena più alta è stata inflitta a carico di Buondonno (2 anni e 8 mesi); 2 anni ma con pena sospesa per Viscardi; 2 anni e 2 mesi, infine, per Giulio Raimo. A capo della presunta associazione, che in cambio di assegni post-datati da migliaia di euro garantiva il sogno del “posto fisso”, con tanto di speranza per scatti di carriera, per l’accusa c’era lo stabiese Catello Gargiulo, che nel frattempo è deceduto. Per questo motivo, pur essendo considerato il promotore, per Gargiulo i giudici del Tribunale di Torre Annunziata hanno dovuto scrivere una sentenza “di estinzione per morte del reo”. La presunta associazione aveva strategie e ruoli ben definiti: Francesco Buondonno si presentava come amministratore delegato della Logi Service, agenzia interinale che avrebbe dovuto cooptare i nuovi assunti con contratto a tempo indeterminato nella società Italo (totalmente estranea alla vicenda, ndr). Andrea Viscardi, politico di centrodestra, secondo l’accusa sarebbe stato in grado di convincere le vittime a frequentare un corso di formazione, pagato cifre stratosferiche, per poi entrare nella società ferroviaria che fa concorrenza a Trenitalia. Incassati i soldi, però, i giovani disoccupati stabiesi e dei Lattari restavano più poveri di prima. In 25 – parti civili a processo, difesi dai legali Adriano Cafiero e Piero Sicignano – ora sperano in un risarcimento fino a 20mila euro. “La difesa da me rappresentata” il commento rilasciato dall’avvocato Cafiero subito dopo la lettura della sentenza “può ritenersi pienamente soddisfatta sia per l’accertamento della sussistenza del reato associativo che per i reati di truffa. E inoltre per l’accoglimento delle richieste di condanna a risarcimenti provvisoriamente esecutivi in favore delle persone offese per le somme sborsate”. Per la restante parte dei risarcimenti, invece, partirà presto un processo in sede civile. “Una sentenza” conclude l’avvocato Adriano Cafiero “che rende giustizia a questi ragazzi, dando atto della genuinità delle loro querele”. A svelare i retroscena del falso sistema, nel corso del processo, è stato il racconto fatto ai giudici da una delle presunte vittime. L’uomo, in aula, ha detto: «Ci accordammo per 30mila euro da consegnare in assegni post-datati: di cui 6 da 5mila euro”. Ma quel posto fisso in Italo Treno, tanto sognato e rincorso a lungo, in realtà non è mai arrivato.

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