Castellammare, alta tensione in ospedale. La direttrice Santarpia: “Basta me ne vado”

Tiziano Valle,  

Castellammare, alta tensione in ospedale. La direttrice Santarpia: “Basta me ne vado”

Castellammare. La direttrice sanitaria dell’ospedale San Leonardo di Castellammare Rosalba Santarpia chiede di essåere trasferita per «incompatibilità ambientale». E’ uno scontro durissimo quello che si sta consumando all’interno del presidio stabiese, nell’ambito di una riorganizzazione che sta agitando il personale sanitario del pronto soccorso. Non a caso, nella lettera che Rosalba Santarpia ha inviato al direttore generale Gennaro Sosto e al direttore sanitario Gaetano D’Onofrio si fa esplicito riferimento «alla continua conflittualità con il direttore dell’Unità Operativa di Medicina e Pronto Soccorso». In pratica i rapporti tra la direttrice sanitaria e il primario Pietro Di Cicco sarebbero ai minimi termini e questo, secondo quanto scrive la stessa Santarpia, le provocherebbe «un disagio lavorativo», a tal punto che chiede di essere trasferita per «tutelare la propria salute». La palla adesso passa al direttore generale dell’Asl Napoli 3 Sud, Gennaro Sosto, che dovrà decidere se accogliere la richiesta della dottoressa Santarpia e nominare un nuovo direttore sanitario. L’ipotesi più probabile è che l’Asl possa decidere di spostare a Castellammare Giuseppe Lombardi, attuale direttore sanitario dell’ospedale di Sorrento che ha già sostituito Rosalba Santarpia quando quest’ultima è stata contagiata dal Covid-19. Tornando allo scontro in atto all’interno del San Leonardo, la questione ruota attorno alla riorganizzazione dell’ospedale per aumentare i posti letto a disposizione dei pazienti contagiati. Nel presidio stabiese è stata letteralmente smantellata l’ala nuova, così da arrivare ad accogliere oltre una sessantina di persone positive al virus. La rivoluzione però ha creato problemi per la definizione dei percorsi “sporco-pulito”, come denunciato anche dai sindacati, che hanno sottolineato i rischi per la salute degli operatori sanitari. Una rivoluzione che non è stata condivisa dal primario Pietro Di Cicco, che fu il primo a sottolineare i pericoli della seconda ondata dal Coronavirus al San Leonardo.

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