Racket per i Gionta: due boss rischiano 35 anni di cella

Ciro Formisano,  

Racket per i Gionta: due boss rischiano 35 anni di cella

Per l’accusa non ci sono dubbi: Vincenzo Amoruso e Ciro Nappo, entrambi ritenuti legati al clan Gionta, sono colpevoli di associazione per delinquere di stampo mafioso. E così, nel corso della prima udienza del processo di secondo grado che si è celebrata ieri mattina a Napoli, il procuratore generale ha invocato la conferma della doppia condanna inflitta, a ottobre del 2019, dai giudici del tribunale di Torre Annunziata. In primo grado Amoruso ha incassato vent’anni di reclusione mentre Nappo è stato condannato a quindici anni. Sentenza da blindare, come ribadito dal pg nella sua requisitoria. I due imputati sono accusati di aver avuto un ruolo importante nelle gerarchie della cosca e in particolare nel sistema della raccolta delle estorsioni, tutt’ora il “core business” del sodalizio criminale con base nel centro storico di Torre Annunziata. Un sistema del quale – come emerso durante il processo di primo grado – erano vittime praticamente tutti gli imprenditori della città. Dagli ormeggiatori del porto agli imprenditori delle pompe funebri, passando per gli ambulanti e i pescivendoli. Una fittissima rete estorsiva imbastita, secondo l’Antimafia, attorno alla paura suscitata, nei commercianti, dal nome di quel clan. I pentiti un tempo legati ai Gionta hanno raccontato, in aula, come funzionava il sistema di raccolta delle tangenti, ribadendo la potenza intimidatrice del sodalizio criminale. Uno scenario confermato anche dal timore delle vittime. A dispetto di numerosi episodi ricostruiti dagli inquirenti, infatti, nessun imprenditore ha deciso di denunciare boss ed esattori del clan. Un muro di omertà che negli anni ha protetto i vertici del sodalizio fondato dal padrino Valentino Gionta. Le richieste estorsive variavano, secondo gli inquirenti, dai 4.000 ai 100.000 euro a seconda delle capacità economiche della vittima. «Tutti pagavano dottore, a volte erano loro che venivano da noi senza nemmeno che chiedessimo i soldi», una delle dichiarazioni chiave rese durante il dibattimento da Michele Palumbo, oggi pentito e un tempo sicario di punta del commando armato di Palazzo Fienga. Il processo in questione, tra l’altro, rappresenta una costola di un’inchiesta più ampia che nel 2017 ha portato l’Antimafia a smantellare la nuova cupola dei Gionta. Gran parte degli indagati hanno optato per il giudizio immediato. Tutti eccetto Nappo e Amoruso. Il processo d’Appello iniziato ieri è stato comunque rinviato a febbraio del prossimo anno. In quella circostanza il collegio difensivo proverà a dimostrare l’innocenza dei due imputati e contestualmente i gi

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