Castellammare, Parla Rapicano e tremano i boss dello spaccio

Ciro Formisano,  

Castellammare, Parla Rapicano e tremano i boss dello spaccio

I suoi racconti potrebbero rappresentare un punto di svolta per le indagini sulla camorra stabiese. Parole che possono squarciare il velo di mistero che ancora avvolge tanti casi irrisolti. Dagli omicidi senza colpevoli fino alle tratte dello spaccio: tutt’ora uno dei principali business attorno ai quali ruotano le fortune dei D’Alessandro e delle cosche satellite che ruotano attorno all’universo criminale di Scanzano. Pasquale Rapicano, l’ultimo pentito della camorra di Castellammare di Stabia, è considerato un personaggio importante nella geografia del crimine organizzato della costiera vesuviana. E i suoi verbali, firmati dopo la decisione di pentirsi a fine 2019, potrebbero rappresentare la chiave di volta per l’Antimafia. Secondo gli inquirenti è stato un trafficante di droga con licenza di uccidere. Sul suo capo, tutt’ora, pende una condanna all’ergastolo, in Appello, per l’omicidio di Pietro Scelzo. E le sue parole sono già finite al centro di diverse indagini che fanno tremare la camorra di cui ha fatto parte. Dall’inchiesta “Domino”, la mega-indagine sullo spaccio che ha travolto Scanzano. Qualche giorno fa, però, le parole di Lino ‘o capone, questo il soprannome di Rapicano durante la sua carriera criminale, sono finite al centro di un’inchiesta per omicidio. Il massacro del piccolo Nicholas Di Martino, il nipote del boss Nicola Carfora, ucciso da una coltellata in un agguato a Gragnano, a maggio scorso. In quel verbale che il pubblico ministero Giuseppe Cimmarotta ha depositato nel fascicolo sul delitto, però, Rapicano parla anche di altro. Ricostruisce le dinamiche dell’affare droga tirando in ballo anche alcuni nomi di primo piano del settore spaccio a Castellammare di Stabia. Come la famiglia Vitale, dinastia legata a doppio filo ai D’Alessandro che da anni detiene il monopolio sulla droga nel centro antico della città. In particolare Rapicano parla di un incontro con tra un esponente della famiglia Carfora e Luigi Vitale, ritenuto tra i capi della holding dello spaccio a conduzione familiare. «Venne da me e da Gino Vitale – un passaggio della dichiarazione resa da Rapicano – per chiedere di essere favorito sul traffico di marijuana». Rapicano si racconta come un personaggio vicinissimo ai Vitale capace, persino, di trattare sull’acquisto delle partite di droga. «Comprammo 10 chili pagandoli 10.000 euro», il riferimento ad un affare chiuso con i Carfora qualche anno fa.

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