Pompei. Condoni, ancora caos 4.000 pratiche bloccate

Salvatore Piro,  

Pompei. Condoni, ancora caos 4.000 pratiche bloccate

Pompei. Condoni, in città prosegue il caos: solo 400 pratiche, su oltre 4mila istanze, verranno «liquidate a breve». E’ questa l’ultima puntata di una querelle che, al Comune di Pompei, va trascinandosi da troppo tempo. Si tratta in pratica di un vero e proprio boom di richieste, ancora giacenti, avanzate negli uffici comunali da cittadini che continuano a sperare nella sanatoria. Il boom delle domande per sanare gli abusi edilizi commessi a Pompei, così come per oltre 75mila edifici costruiti tra gli anni Sessanta e Novanta in aree della provincia di Napoli sottoposte a vincoli e alla «inedificabilità assoluta» prescritti dalla vecchia legge Galasso, è impresso nei numeri. Sono circa 4.500 le istanze di condono ufficialmente presentate, a oggi, negli uffici di Palazzo De Fusco. Ma solamente 400, poco più del 20% del totale, sono le concessioni pronte «a essere definite».

I procedimenti da concludere, invece, rappresentano un mucchio di “scartoffie” giacenti e per le quali – secondo Vincenzo Ferraioli, ex dirigente poi dimessosi dalla guida del Settore Urbanistico – già risultava “urgente” una presa di posizione dell’amministrazione. L’ultimo sos di Ferraioli fu del resto emblematico: «La definizione delle istanze di sanatoria edilizia» scrisse prima dell’estate scorsa l’ormai ex dirigente comunale «è di fondamentale importanza in quanto comporta ripercussioni sull’intera attività dell’amministrazione, sia nella funzione di programmazione e di pianificazione, sia per gli investimenti nelle opere di urbanizzazione di intere zone della città; il Puc è in fase di formazione e risulta urgente la determinazione sulle istanze di condono giacenti». A Pompei, la vicenda è storia antica. La quasi totalità delle pratiche di condono è ferma in quanto migliaia di richiedenti non avrebbero presentato tutti i documenti necessari ma finalizzati al completamento della pratica. L’amministrazione D’Alessio, per il periodo 2008-2009, affidò un appalto alla società di servizi Rina con l’incarico di istruire e svolgere l’iter procedurale per portare a compimento le oltre 4mila pratiche di condono edilizio, legate alle tre leggi di settore susseguitesi in Italia fin dal 1985. Quell’appalto fu un flop. Oltre che un tema caldo che, in città, ha animato anche le campagne elettorali del 2017 e del 2020. Al centro dell’ultima corsa alla poltrona di sindaco, infatti, è già finito il presunto scandalo relativo a dei fascicoli “fantasma” – riguardanti pratiche per edilizia privata e vecchie richieste di condono – che sarebbero spariti dagli scaffali dell’ufficio tecnico comunale. Un caso scoppiato a seguito di una denuncia contro ignoti presentata ai magistrati proprio dall’ex dirigente Ferraioli (totalmente estraneo alla vicenda, ndr). Sul fronte giudiziario, l’inchiesta prosegue. Gli investigatori dovranno accertare se si sia trattato di un presunto furto su commissione.

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