Castellammare, il narcos dei Van Gogh, Imperiale, compra la sua libertà

Tiziano Valle,  

Castellammare, il narcos dei Van Gogh, Imperiale, compra la sua libertà

12 «Ma come? Ho consegnato allo Stato 130 milioni di euro di beni e mi condannate a 8 anni e 4 mesi?». Raffaele Imperiale, il narcotrafficante internazionale che nascondeva nella cantina della villa di famiglia a Castellammare di Stabia due tele di Van Gogh, si aspettava uno sconto di pena. E la terza sezione penale della Cassazione ha deciso di annullare la sentenza e rispedire gli atti alla Corte d’Appello, per rideterminare la sua condanna. Al ribasso, chiaramente, rispetto agli 8 anni e 4 mesi.I 130 milioni di euro sono uno dei motivi messi nero su bianco, attraverso i legali Maurizio Frizi e Giovanni Ricco, nel ricorso presentato in Cassazione contro la condanna incassata in secondo grado nel 2019. Una sentenza che l’ha riconosciuto colpevole di aver fatto affari con il clan Amato-Pagano, gli Scissionisti di Scampia, inondando di cocaina ed ecstasy le piazze di spaccio di mezza provincia di Napoli per quasi venti anni.Il memorialeE’ stato lui stesso nell’ottobre del 2017, quando sul suo capo già pendeva un mandato di cattura internazionale, a inviare un memoriale alla Procura di Napoli confermando gran parte delle accuse mosse nei suoi confronti. Ha raccontato del suo trasferimento da Castellammare di Stabia ad Amsterdam, dove ha cominciato a gestire il Rockland coffee shop al posto del fratello, e dell’incontro con esponenti della camorra napoletana che gli hanno chiesto agganci – nell’ormai lontano 1997 – per le forniture di stupefacenti. Quel momento ha segnato l’inizio di una carriera criminale che l’ha portato a diventare uno dei più grossi narcotrafficanti del mondo, in particolare per i rapporti che ha saputo sviluppare con i cartelli sudamericani.Nello stesso memoriale, Imperiale ha anche annunciato la volontà di non presentare ricorso per i beni che gli sono stati sequestrati nell’ambito dell’inchiesta dell’Antimafia: tredici ville a Terracina, dieci a Giugliano, un casolare con un grosso appezzamento di terreno a Pianura, una decina di auto di lusso, soldi e svariate società. Oltre alle due tele di Van Gogh – “La spiaggia di Scheveningen”, del 1882, e “L’uscita dalla chiesa protestante di Nuenen”, del 1884 – che lo stesso Imperiale ha contribuito a far ritrovare nel 2016, dopo averle acquistate da due ladri d’arte nel 2004 per 5 milioni di euro.Un patrimonio, quantificato in 130 milioni di euro, che Imperiale tecnicamente ha sottratto all’organizzazione criminale e messo a disposizione dello Stato. Pur sempre bazzecole per criminale che, secondo gli atti dell’inchiesta, è riuscito per quasi un ventennio a gestire traffici per 90 milioni all’anno. Reinvestendo poi i capitali sporchi in operazioni immobiliari in Spagna e negli Emirati Arabi, dove tuttora starebbe trascorrendo la sua latitanza.

La decisione

Ma tant’è, la terza sezione penale della Corte di Cassazione, soprattutto per un errore relativo al calcolo delle attenuanti generiche e la prescrizione del reato di intestazione fittizia, ha deciso di annullare la sentenza nei confronti di Raffaele Imperiale.Dalla richiesta della Procura Antimafia di 20 anni di carcere si è scesi a una condanna in secondo grado a 8 anni e 4 mesi e ora la Corte d’Appello dovrà concedere un altro sconto al supernarcos. Che non ha mai fatto un giorno di carcere.

La latitanza

Secondo gli investigatori, Raffaele Imperiale,46 anni appena compiuti, non si sarebbe mai spostato da Dubai, dove ormai avrebbe consolidato rapporti con le autorità locali e personaggi influenti del mondo della finanza degli Emirati Arabi. Insomma Raffaele Imperiale, conosciuto come Lello “ferrarelle” a Castellammare di Stabia, non se la passa certo male.Gli investigatori hanno accertato che per oltre un anno il super-narcos di Castellammare di Stabia ha alloggiato nella Royal-suite del Burj Al Arab di Dubai, uno degli hotel più lussuosi del mondo, realizzato su un isolotto artificiale nel bel mezzo del Golfo Persico e collegato alla terraferma con un ponte lungo 280 metri.Una suite da sogno realizzata su due piani, con un ascensore interno per un totale di 780 metri quadri. Imperiale viveva qui con la sua famiglia (moglie e due figli) e tutti i comfort possibili. La Royal suite, infatti, è dotata al suo interno di un cinema, una biblioteca, piscina, vasche idromassaggio, uno studio, un bar privato e maggiordomi addetti al servizio in camera h24, oltre a una sala internet con più pc e connessione wi-fi. A questo, poi, va aggiunta la possibilità di accedere a una spiaggia privata e il servizio di collegamento in limousine fino all’aeroporto. Raffaele Imperiale per risiedere al Burj Al Arab spendeva mediamente 1 milione di euro all’anno.

Governo bloccato

Il narcotrafficante di Castellammare di Stabia è latitante ormai dal 2016, ma per almeno tre anni il mancato accordo tra Emirati Arabi e Italia per le estradizioni ha frenato l’autorità giudiziaria. Il trattato tra Stati è stato ratificato ad aprile 2019, ma nonostante sia trascorso un anno e mezzo, da Dubai continuano le resistenze che impediscono di assicurare alla giustizia anche personaggi come Amedeo Matacena, ex deputato di Forza Italia condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, per via dei suoi rapporti con la Ndrangheta e Giancarlo Tulliani, cognato dell’ex presidente della Camera Gianfranco Fini, accusato di riciclaggio.Il Ministero della Giustizia anche recentemente ha inviato richieste di estradizione che sono cadute nel vuoto.Il timore, come espresso più volte nel corso degli ultimi mesi, è che i latitanti, tra cui Raffaele Imperiale, possano decidere di dirigersi verso nuove mete, facendo perdere le loro tracce. Imperiale, d’altronde, non è un criminale qualunque ma un narcos capace di parlare quattro lingue e coltivare contatti dal Sudamerica fino al Medio Oriente, passando per l’Est Europa.

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