Ottaviano. Ferisce un finanziere ma lui lo perdona: la storia di Marco, disabile, tra rabbia e paura

Giovanna Salvati,  

Ottaviano. Ferisce un finanziere ma lui lo perdona: la storia di Marco, disabile, tra rabbia e paura

Marco ha 35 anni. Vive in una traversa della piazza principale di San Giuseppe Vesuviano. Studia all’università ed è figlio unico. I genitori sono due professionisti, persone semplici che provano ogni giorno a strappare Marco dalla sua malattia. Soffre di bipolarismo depressivo e nonostante i suoi percorsi di recupero, la disabilità lo divora giorno dopo giorno. Resta per ore sui libri, la sua unica passione. Non ha amici e trascorre le ore a fissare fuori dalla finestra la cupola del santuario religioso, il suo contatto con il mondo. Non riesce a relazionarsi con l’esterno. Mercoledì Marco ha aperto la porta di casa, ha calpestato i diciotto scalini che lo separano dal cancello della sua abitazione ed ha deciso di uscire. Suo padre non era in casa, la madre presa tra i fornelli a preparare la cena. Marco ha iniziato a percorrere qualche chilometro. Si è allontanato troppo. Intorno a lui persone, cittadini che camminavano. Solo in mezzo a tanti. Ha iniziato a perdere il senso dell’orientamento, si è visto perso. Dentro voleva urlare e chiedere aiuto. Ma poi la paura, la rabbia. Ha impugnato una bottiglia di vetro recuperata sul marciapiede, un rifiuto diventato la sua arma di difesa. Le persone sono diventate i suoi nemici, anche se di lui non si erano nemmeno accorti. L’indifferenza di chi guarda e non vede, una cattiva abitudine verso i diversamente abili. Marco ha iniziato ad urlare e inveire. C’è chi ha provato a fermarlo ma non è servito. Le sue urla diventano sempre più forti. Scatta la chiamata alle forze dell’ordine. Sul posto una pattuglia dei finanzieri del comando di Ottaviano, coordinati dal capitano Giorgio Punzi. Due uomini in divisa sono il maresciallo Luca De Ciantis, e il maresciallo Mauro Bosnia. Provano ad invitarlo a calmarsi, ma è inutile. Marco diventa una furia incontrollabile. Violento. Urla, prova a scappare. Il maresciallo De Ciantis prova ad avvicinarlo, vuole solo rassicurarlo ma Marco rifiuta l’aiuto e sferra un colpo all’uomo in divisa. Lo ferisce al volto con la bottiglia di vetro. Un taglio profondo. Il militare si accascia, porta la mano al volto che si macchia di sangue. E’ una scena alla quale Marco assiste e ne resta pietrificato. Inizia a piangere. Si siede a terra e la furia cede al passo alla debolezza, alla paura. Raggomitolato su se stesso cerca solo conforto, che non tarda ad arrivare. Il finanziere si siede vicino a lui: gli sorride, lo tranquillizza, una carezza sul suo volto e quell’abbraccio forte che diventa l’ancòra di salvezza. Vengono contattati i genitori e Marco aiutato dai sanitari che sopraggiungono per il soccorso. Il finanziere gli tiene la mano stretta. Non lo lascia di un attimo.  Gli occhi dei militari diventano l’unico contatto con Marco che con loro si sente sicuro. Scatta una segnalazione, ma nessuna denuncia. Gli uomini in divisa lo hanno perdonato: «Marco era in uno stato di agitazione – dicono i caschi verdi – l’unica cosa che potevamo fare era stargli vicino. Siamo finanzieri ma anche genitori, uomini che devono provare ad ascoltare il proprio interlocutore, farlo in pochi attimi. Marco aveva bisogno di un abbraccio, di essere rassicurato e di fidarsi. La ferita è passata in secondo piano: Marco ora sta bene e siamo felici di averlo aiutato, di aver fatto il nostro lavoro oltre i gradi che indossiamo».

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