Teresa, l’infermiera di Torre del Greco guarita dal Covid dopo 32 giorni di calvario: “Ho avuto paura di morire, ora torno in trincea”

Vincenzo Lamberti,  

Teresa, l’infermiera di Torre del Greco guarita dal Covid dopo 32 giorni di calvario: “Ho avuto paura di morire, ora torno in trincea”

Nella prima ondata dovette subire il dolore di una serie di messaggi minatori lasciati nella buca delle lettere. Lei, Teresa Vetro e suo padre Franco, sono due infermieri di Torre del Greco, impegnati  nella guerra contro il Covid. Qualcuno pensò bene all’epoca di insultarli ritenendoli untori della pandemia. A distanza di mesi, però, Teresa ha dovuto fare i conti direttamente col virus. Trentadue giorni da contagiata, alcuni dei quali trascorsi in condizioni fisiche critiche, dei quali ha voluto raccontare con un lungo post-sfogo sui social, la paura e la preoccupazione. “Quando ho saputo di essere positiva credo di aver avuto una crisi di panico. Ho ordinato a tutti di uscire dalla stanza, di passarmi una mascherina e di lasciarmi sola. Ma a cosa serviva? Eravamo tutti sintomatici” racconta la coraggiosa infermiera torrese. Che denuncia anche lo stato della medicina di base. “Mi sono sentita abbandonata da parte dei medici di base, dell’Asl, del territorio. Numeri verdi inutili, nessuno rispondeva, nessuno ti ascoltava, nessuno ti diceva cosa fare. E i sintomi peggioravano”. Teresa passa le prime notti sveglia. Il Covid è una bestia durissima da affrontare. “Non sono i dolori di una semplice influenza, non è un semplice mal di testa. E nemmeno gli antidolorifici più potenti li fanno calmare. Non hai la forza nemmeno di stare in piedi” spiega. “Poi c’è la fame d’aria, e quella non la soddisfi : la perenne sensazione di avere un blocco di cemento sul petto, provi a respirare ma ti senti stringere dentro, l’aria non entra, provi a fare un altro respiro ma non cambia nulla, e ti gira la testa, ti senti debole, a volte perdi coscienza. E ad ogni respiro senti dolore. Bruciore. Mille spade conficcate dietro le spalle, al petto. A 25 anni ho avuto bisogno del supporto di ossigeno” racconta. In quel periodo suo padre Franco ha provato a stare vicino alla sua famiglia.”L’unico negativo, che ha vissuto per più di un mese in garage, per stare lontano da noi, ma non troppo”. Teresa però, ora che è guarita, ha rabbia “nel continuare a leggere le solite stronzate, che è tutto un complotto, che gli asintomatici non mischiano (siamo stati contagiati proprio da un asintomatico, sappiatelo), le teorie dei no-vax, le polemiche sulle zone a colori. Io mi auguro che mai nessuno di voi provi quello che abbiamo passato. Non è terrorismo psicologico. Non è una semplice influenza. Abbiate rispetto per chi ha sofferto, per chi sta soffrendo, ma soprattutto per chi ha perso, in solitudine, questa battaglia, senza l’affetto dei propri cari, senza poter ricevere l’ultimo saluto”.

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