Di Martino è in fuga da due anni, il boss di Gragnano rischia 30 anni di carcere

Elena Pontoriero,  

Di Martino è in fuga da due anni, il boss di Gragnano rischia 30 anni di carcere
Iuvani, il fortino del clan Di Martino

E’ latitante da oltre due anni. Sul suo capo pende un mandato di cattura per estorsione aggravata dal metodo mafioso. E’ imputato in altri sette processi. Deve rispondere di spaccio e traffico di sostanze stupefacenti. Procedimenti che rischiano di costare qualcosa come 30 anni di carcere ad Antonio Di Martino, l’inafferrabile boss dei Monti Lattari, la primula rossa della camorra che ha raccolto lo scettro del comando dalle mani di suo padre, Leonardo ‘o lione. «Latitante, libero, assente». Le tre parole ripetute ieri dal giudice nelle prime battute dell’ennesimo processo che lo vede imputato. Un processo iniziato a marzo e frutto di un’articolata inchiesta coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia. L’indagine si chiama “Hiding” che tradotto vuol dire “nascondersi”. Un nome che calza a pennello con la figura del boss in fuga. L’udienza è stata rinviata per un cavillo procedurale. Un procedimento che mette nel mirino il “modello” di coltivazione della marijuana, il marchio di fabbrica dei Di Martino, i padroni della così detta Jamaica dei Lattari. Un sistema di coltivazione intensiva di droga che il clan, sotto la guida di Antonio Di Martino, avrebbe esportato persino sui Monti Lepini. Diciassette in tutto gli imputati accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla coltivazione, allo spaccio e al traffico di stupefacenti. Reati commessi, secondo gli inquirenti, tra Gragnano, Castellammare di Stabia, Vico Equense, Pimonte e le province di Latina e di Potenza. E tra i soggetti che la Dda ha indicato come capi di uno dei sodalizi venuti fuori dalle indagini – avviate già nel 2010 in seguito all’inchiesta Golden Gol – ci sono anche Francesco Afeltra, 30 anni di Gragnano, Mario Amodio, 25enne di Castellammare e soprattutto Antonio Di Martino ritenuto a capo dell’organizzazione del traffico internazionale di droga attiva a Gragnano. Nell’inchiesta “Hiding” ad Antonio Di Martino viene contestata l’accusa di aver diretto e promosso il sodalizio «decidendo modalità, tempi e luoghi per l’approvvigionamento e la cessione del narcotico». Stesso ruolo attribuito dagli inquirenti anche a Mario Molinari, 49enne di Vico Equense e fratello di Annamaria Molinari, quest’ultima moglie del super boss Leonardo, in carcere perché condannato in via definitiva a 20 anni di reclusione. Uno dei tanti procedimenti aperti a carico del latitante. Antonio Di Martino viene tirato in ballo anche nelle inchieste che coinvolgono la ’ndrangheta, le piantagioni di marijuana, la compravendita di cocaina, il pizzo agli imprenditori. Dagli inizi di dicembre del 2018 il figlio del boss è sparito nel nulla sfuggendo all’esecuzione di un’ordinanza cautelare per estorsione aggravata. Sparito, ma comunque rievocato, sempre più spesso, sia nelle aule dei tribunali che nei racconti dei pentiti. Il nome di Antonio Di Martino, proprio qualche settimana fa, è stato tirato in ballo dal pentito Pasquale Rapicano, ex affiliato dei D’Alessandro. Parole che hanno alimentato le ombre sollevate attorno alla figura di quel padrino invisibile che rischia 30 anni di carcere.

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