Lo sciopero della fame dei giudici precari, flash mob e protesta dei magistrati onorari di Nola

Andrea Ripa,  

Da anni chiedono un briciolo di dignità. Di essere stabilizzati dopo aver lavorato a lungo come precari a servizio dello Stato. Senza alcun tipo di tutela previdenziale ed economica. Arriva anche a Nola l’onda lunga di una protesta che da giorni – da nord a sud – vede impegnati migliaia di giudici onorari che si sentono traditi dalle istituzioni. Sono oltre cinquemila in tutta Italia, tra questi anche quelli del tribunale nolano che questo pomeriggio scenderanno in piazza Giordano Bruno, davanti al palazzo di giustizia nel tentativo di far sentire la propria voce. Un flash mob destinato a far rumore, come quelli già tenuti a Roma, Palermo e Bologna, ed arrivare dritto nelle stanze del ministero di Grazia e Giustizia, dove da mesi si discute di una riforma che potrebbe rendere la posizione degli appartenenti alla magistratura onoraria ancora più precaria. «C’è anche chi ha cominciato lo sciopero della fame da alcuni giorni», raccontano le toghe in protesta. Alcuni saranno davanti al tribunale di Nola proprio oggi. «Le sentenze ci riconoscono i diritti che ci vengono negati, eppure non si muove nulla. Ecco perché oggi saremo in piazza contro il governo Conte». Le storie dei giudici onorari si intrecciano tra loro da Udine a Palermo, passando per i tribunali di Napoli e Salerno. Vicende tutte simili di chi è costretto a lavorare, spesso incassando una miseria. Molti lavorano in regime di precarietà da oltre dieci anni, a Nola come negli altri tribunali. Loro che ogni giorno fanno giustizia, prendendo decisioni in nome e per conto dello Stato, sono stati abbandonati. Eppure sono un motore fondamentale per portare avanti il sistema giuridico. Da anni lo Stato ha, di fatto, subappaltato ai magistrati onorari l’80 percento delle udienze penali e il 50 percento di quelle civili. Bisogna, però, considerare che per ogni udienza, a prescindere dal numero di processi tratti, un vice procuratore è pagato 98 euro lordi e non possono lavorare tutti i giorni. La richiesta della categoria, di conseguenza, sarebbe un riconoscimento di diritti e di stipendio per la quantità di lavoro svolto tutte le settimane nelle aule dei tribunali italiani. Come sancito anche da diverse sentenze. Due recenti decisioni – una della Consulta e una del tribunale civile di Napoli – hanno cambiato le prospettive dei giudici onorari. La cui situazione precaria, peraltro, è stata riconosciuta anche dalla Corte di giustizia del Lussemburgo che a luglio di quest’anno ha accolto il loro ricorso e si è pronunciata per una regolarizzazione dei loro stipendi. A Napoli il tribunale civile ha messo in pratica il dettato della Ue decidendo che il lavoro prestato dai giudici onorari ha lo stesso valore e quindi lo stesso peso dei magistrati ordinari. Mentre la Corte costituzionale ha stabilito che hanno diritto alla copertura delle spese legali in caso di ricorsi che invece attualmente non viene loro riconosciuto.  Eppure ancora oggi migliaia di giudici da nord a sud sono fantasmi agli occhi del governo.

CRONACA