Incubo Covid, l’allarme dell’infettivologo Faella: «Chiudiamo tutto, non reggeremo alla terza ondata»

Elena Pontoriero,  

Incubo Covid, l’allarme dell’infettivologo Faella: «Chiudiamo tutto, non reggeremo alla terza ondata»

«La seconda ondata del virus è stata più contagiosa della prima e se non si rispettano i dispositivi per evitare la trasmissione del Covid, avremo una terza ondata ancora più tragica». Ne è convinto il luminare stabiese Francesco Saverio Faella, in prima linea per la lotta contro il coronavirus, e chiamato a dare il proprio contributo nonostante da alcuni anni fosse in pensione. Il virologo era sceso in campo già nei mesi del lockdown organizzando il reparto Covid presso l’ospedale Loreto Mare di Napoli, poi passato al San Giovanni Bosco dove resta, a oggi, in corsia. Le ulteriori restrizioni previste per l’intero periodo delle feste natalizie potrebbero, dunque, essere utili a frenare il virus che, proprio nel mese di dicembre, ha fatto registrare un tasso di mortalità superiore in Campania, dall’inizio della pandemia.

La Campania si tinge ancora di rosso per evitare una impennata nei giorni di festa. E’ una strategia utile a ridurre il rischio di contagi da Covid?

«Lo abbiamo chiesto più volte, soprattutto quando i posti in terapia intensiva e subintensiva cominciavano a riempirsi. L’unica arma che abbiamo è limitare al massimo gli spostamenti, i contatti con familiari e amici durante le feste e rispettare i dispositivi in vigore. Ne abbiamo coscienza di quanto accaduto nella fase due, subito dopo il primo lockdown quando, dopo la tregua estiva, il virus si è ripresentato e con una diffusione più aggressiva».

Professor Faella è, quindi, certa una terza ondata di contagi a partire da gennaio?

«Non possiamo escluderlo ma neanche dirlo con certezza. E’ sicuramente prevedibile se si continua a tenere bassa la guardia. Se non si riesce a rinunciare ai momenti di aggregazione, molto del lavoro dei medici, degli infermieri e di tutta la rete sanitaria sarà stato vano. Bisogna essere responsabili e difendere se stessi per difendere anche gli altri».

A distanza di mesi dall’inizio dell’emergenza sanitaria, possiamo dire che le cure testate sono efficaci?

«Sicuramente un grande passo avanti nella terapia e la cura del Covid è stato fatto, ma non è né sarà sufficiente se i letti cominceranno a riempirsi dopo la tregua natalizia. Poter gestire le emergenze con maggiore tranquillità significa salvare molte più vite e non soltanto per i contagiati da Covid, ma per tutti gli ammalati gravi. Diversamente avere un sistema sanitario in crash diventa ingestibile e i rischi per tutti gli ammalati si raddoppiano».

Il vaccino anti-Covid è la svolta per debellare il virus?

«La vaccinazione è la svolta per debellare tutte le malattie, come è stato per il colera e per tutte le altre malattie infettive. Siamo fiduciosi di quanto ha fatto la ricerca finora per mettere sul mercato le dosi di vaccino».

Il vaccino è sicuro?

«Sicuro vuol dire che è innocuo per chi lo riceve e difende il vaccinato dalla malattia. Requisiti che dovrebbero essere già alla base del vaccino anti-Covid. Credo, però, che la copertura vaccinale mondiale sia ancora lontana, quindi l’arma che ci resta fino ad allora è rispettare il distanziamento sociale, indossare correttamente la mascherina, lavarsi bene le mani».

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