Torna a Torre Annunziata per il Natale: arrestato il latitante del Quarto Sistema

Giovanna Salvati,  

Torna a Torre Annunziata per il Natale: arrestato il latitante del Quarto Sistema

La voglia di festeggiare il Natale nella sua abitazione, di stare con la sua compagna e la sua famiglia. Lasciare il covo dove si sentiva al sicuro pur di fare ritorno a Torre Annunziata hanno rappresentato per Pasquale Cherillo una trappola. Ad attenderlo c’erano i carabinieri del nucleo investigativo di Torre Annunziata che da quel 25 settembre ad oggi non hanno mai smesso di dargli la caccia. Fino a ieri quando lo hanno arrestato. Pasquale Cherillo, nipote di Natale Scarpa, ras dei Gallo-Cavalieri ucciso nel 2006 dai killer dei Gionta. Cherillo è considerato una delle figure chiave dell’inchiesta che ha portato alla luce il Quarto Sistema, il nuovo clan smantellato due mesi fa e che ha portato alla luce uno scenario inquietante. Pasquale Cherillo era ricercato dallo scorso 25 settembre quando riuscì a sfuggire alla cattura. Si di lui pensava un’ordinanza del Tribunale di Napoli su richiesta della Dda per l’accusa di associazione per delinquere, estorsione e detenzione illegale di materiale esplodente. Per mesi i carabinieri hanno provato a rintracciarlo ma senza esito positivo. Una pista portava addirittura all’estero, in Spagna. Come ci fosse finito lì e soprattutto se prima dell’operazione o dopo questo lo dovrà chiarire lui nell’interrogatorio al quale verrà sottoposto nei prossimi giorni. I carabinieri sono piombati nell’abitazione dove, secondo quanto ricostruito dai carabinieri, sarebbe giunto proprio poche ore prima per stare insieme alla sua famiglia e in particolare alla sua compagna. Aveva pochi abiti e militari lo hanno trovato tranquillo sul divano come se fosse un cittadino normale e senza nessun debito in sospeso con lo Stato. Cherillo è considerato uno dei fondatori del Quarto Sistema. Un clan spietato, feroce, unito dalla sete di vendetta contro i Gionta: la cosca che ha ucciso nonni, padri e parenti di alcuni dei 12 sospettati arrestati all’alba di tre mesi fa. Un’organizzazione nata dal sangue dei morti ammazzati caduti in quella terrificante guerra.  Sullo sfondo dell’inchiesta coordinata dalla Procura Antimafia gli inquirenti tratteggiano anche l’attuale scenario criminale in città. E soprattutto il clima che si respira a causa dello scontro armato in corso tra i vecchi e i nuovi padrini. Uno scontro che ha avuto il suo apice, a maggio, nel ferimento di Giuseppe Carpentieri, il genero di Valentino Gionta, il superboss sepolto vivo al 41-bis che ha creato una delle più longeve dinastie criminali della storia. Un episodio chiave arrivato al culmine di uno scontro covato per mesi e mesi.   Il gruppo, guidato secondo la Dda da Domenico Balzano, Salvatore Carpentieri e dai fratelli Luca e Pasquale Cherillo, voleva – come recita quella intercettazione attribuita proprio a Balzano – «prendersi tutto». Che il nuovo clan sia protagonista della guerra in corso lo testimoniano altre intercettazioni.

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