Capitale della cultura, non serve uno sviluppo asimmetrico del territorio

Raffaele Schettino,  

Capitale della cultura, non serve uno sviluppo asimmetrico del territorio

Proviamo con tutte le forze ad abbattere muri e non ci accorgiamo dei recinti nella nostra mente. Ci rifletto seguendo il dibattito e le polemiche legate alla selezione della futura Capitale della cultura. Ho letto autorevoli e condivisibili punti di vista e, umilmente, aggiungo queste poche righe un po’ distanti dalla visione stabiocentrica della questione.

Intanto, la vera sfida di Castellammare non era quella di centrare la nomina e chi non l’ha compresa ha peccato di superficialità e arroganza. La vera sfida era, ed è, trasformare la città in una locomotiva del territorio, ruolo che peraltro potrebbero avere anche Pompei, Torre del Greco, Sorrento o Ercolano.

L’idea era, e resta, l’individuazione di un sentiero illuminato lungo il quale costruire un domani radioso. Non per noi forse ma almeno per chi verrà dopo. L’inizio è stato entusiasmante, con l’encomiabile sforzo del comitato organizzatore, anche noi abbiamo creduto di poter respirare a pieni polmoni una grandiosa visione di territorio senza steccati. Poi è arrivata la competizione e per molti la visione grandiosa s’è ristretta. La sfida che doveva abbracciare il territorio è diventata la scommessa di una città e basta.Abbiamo perso per quella narcisistica voglia di specchiarci, per l’invidia campanilistica, per l’incapacità di fare sistema e mettere l’area metropolitana al centro del villaggio.

Metropolis ci ha provato più volte a farlo, a trasformare un piccolo oblò in una terrazza ariosa sul Golfo. L’idea dei forum metropolitani, per esempio, è stata abbandonata dalle istituzioni per incapacità e opportunismo. Anche molte “eccellenze” si sono sottratte al dialogo. «Non è il momento», oppure «Non è il caso di esporci», ci hanno detto. Come se esiste un momento buono e un altro no per aiutare la comunità o per dare un contributo disinteressato.

Era scontato che Castellammare non arrivasse in fondo, ne conosciamo pregi e difetti, ma correggendo la prospettiva la visione grandiosa è ancora possibile.Non ha senso Castellammare, né qualsiasi altra città della Costa, capitale della Cultura se il Sarno continua a straripare e a sversare veleni, se il Grande Progetto Pompei resta al palo, se le fabbriche chiudono, se costruiamo cisterne sulle spiagge, se l’emergenza camorra resta grave, se il turismo resta appannaggio di pochi. Si cresce insieme o non si cresce affatto. Non esiste uno sviluppo asimmetrico del territorio.

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