Provino hot a un minore, la verità del talent scout di Boscotrecase

Salvatore Piro,  

Provino hot a un minore, la verità del talent scout di Boscotrecase

Casting per avere video hot da aspiranti e giovanissimi modelli, Arsenio racconta la sua verità in aula: “Non potevo sapere che lui avesse 16 anni. Mi fidavo della sua iscrizione a Facebook”. Questo il tratto saliente della difesa raccontata ai giudici e al pm da Luis Arsenio, impresario boschese de “La Iena della moda”, l’agenzia di casting vesuviana spacciata sul web come la più importante del settore nel sud Italia. L’impresario, già condannato l’anno scorso in primo grado a 9 mesi per diffamazione e tentata violenza privata, è ora invece imputato con l’accusa di detenzione di materiale pedo-pornografico. Vittima delle presunte attenzioni hot di Arsenio sarebbe un ragazzino di Castellammare di Stabia. Ad appena 16 anni aveva un sogno nel cassetto: fare il modello. Un sogno che si sarebbe però presto trasformato in vero incubo dopo essersi rivolto all’agenzia gestita da Luis Arsenio, che secondo l’accusa gli avrebbe chiesto scatti “proibiti” e immagini senza veli per superare un improbabile provino. In pratica, l’epilogo di una storia cominciata qualche anno fa. Quando Arsenio finì nell’occhio del ciclone. Ad accusarlo fu un servizio giornalistico realizzato da “Le Iene”, la trasmissione tv di Mediaset. Un servizio nel quale alcuni aspiranti modelli, contattati dello stesso Arsenio sui social, hanno raccontato che l’impresario di Boscotrecase li avrebbe invitati a inviargli video hot, chiedendo filmati dei ragazzi in pose erotiche. Di quelle presunte vittime una ha realmente denunciato tutto alle forze dell’ordine. Si tratta di un ragazzo di Castellammare di Stabia, che all’epoca dei fatti aveva sedici anni. Il giovane, difeso dall’avvocato Alfonso Piscino, ha già testimoniato a processo dei primi approcci con quell’agenzia di moda: dal provino al quale si sarebbe presentato, accompagnato dai suoi genitori, fino alle presunte richieste di foto hot da parte di Arsenio. Il giovane, resosi conto della situazione, a un certo punto ha deciso di denunciare tutto alla polizia postale, innescando l’indagine poi sfociata nel secondo processo aperto a stretto giro a carico dell’impresario. “Chi è iscritto a Facebook deve avere 18 anni. Non potevo quindi essere a conoscenza della minore età del ragazzo” ha provato a difendersi dinanzi ai giudici Arsenio, che ha chiesto di essere ascoltato in aula difeso dai legali Massimo Lafranco e Margherita Vitiello. Al centro del fascicolo d’indagine, oltre ai racconti della presunta vittima, una serie di perizie eseguite su alcuni dispositivi elettronici in uso ad Arsenio. Documenti che – secondo l’accusa – confermerebbero i racconti della presunta vittima. Nell’ottobre del 2019, Luis Arsenio venne condannato in primo grado dal Tribunale di Torre Annunziata per diffamazione e tentata violenza privata: la sentenza fu figlia della denuncia choc ma coraggiosa di un 27enne, che nel 2012 raccontò agli inquirenti: “Fui contattato da Arsenio tramite Facebook: aveva visto su internet delle mie fotografie e mi proponeva un servizio di nudo integrale che avrei dovuto realizzare per  2mila euro”.

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