Castellammare. Meridbulloni, ora è scontro. Gli operai: «Non ci trasferiremo a Torino»

Tiziano Valle,  

Castellammare. Meridbulloni, ora è scontro. Gli operai: «Non ci trasferiremo a Torino»

Castellammare. «Per il prossimo biennio prevediamo una riduzione di ordini tra il 20 e il 35 per cento. Abbiamo la necessità di fare una fusione tra Meridbulloni e Ibs. Non stiamo licenziando, ma chiediamo agli operai di trasferirsi a Torino dal primo febbraio». La posizione, in sintesi, espressa dal Gruppo Fontana nel corso dell’incontro convocato dalla Prefettura di Napoli, è la conferma che la società con sede in Lombardia non intende fare passi indietro. Una fumata nera che costringe gli 80 operai della fabbrica stabiese a un Natale triste. «La battaglia è appena cominciata, noi non ci trasferiremo a Torino», urlano i lavoratori al termine dell’incontro tra azienda, sindacati e Prefettura.Una battaglia che in questo momento vede il Gruppo Fontana avere il coltello dalla parte del manico, ma le parti sociali sperano di ribaltare la situazione con l’aiuto delle istituzioni. La Prefettura, nella giornata di ieri, ha chiesto alla società di riunire il consiglio d’amministrazione e rivedere la propria posizione, sottolineando il grave problema sociale che deriverebbe dalla chiusura della fabbrica. In ballo c’è il destino di 80 famiglie che da una settimana all’altra si sono viste cadere il mondo addosso.I sindacati hanno contestato ancora una volta le motivazioni messe sul tavolo dal Gruppo Fontana, ritenendole poco veritiere, e soprattutto le assurde modalità con le quali è stata aperta la vertenza occupazionale.Finora, nonostante le passerelle in corso De Gasperi, e gli annunci di tutti i partiti, la politica è rimasta ai margini della partita. La Regione Campania ha avuto solo un breve confronto con i sindacati. Il Ministero dello Sviluppo Economico è stato invocato, ma non ha battuto un colpo. Il problema è che solo Ministero e Regione possono mettere sul tavolo gli argomenti necessari per imbastire una trattativa con il privato, che al momento non è nemmeno partita.L’unica bandierina è stata messa dal consiglio comunale di Castellammare di Stabia, approvando un ordine del giorno che pur superando il vincolo industriale va a deprezzare l’area, definendola d’interesse pubblico.Il periodo natalizio di certo non aiuta, ma i tempi sono stretti perché le lettere di trasferimento inviate ai lavoratori fissano la scadenza al 31 gennaio 2021. Tra poco più di un mese. E’ per questo motivo che la tensione comincia a salire tra gli operai, che chiedono un’accelerata a Regione e Governo. I sindacati auspicano un tavolo di confronto a stretto giro, dove si affronti seriamente la questione della tutela dei livelli occupazionali ed eventualmente della delocalizzazione della fabbrica in ambito regionale, facendo slittare i tempi indicati dalla società per la chiusura.

CRONACA