Hama, l’evoluzione della techno parte dai sobborghi del Niger

Rocco Traisci,  

Hama, l’evoluzione della techno parte dai sobborghi del Niger

Silvio Talamo.

Un po’ per tutti pensare alla musica che viene dall’Africa vuol dire rievocare l’afrobeat di Fela Kuti, i melismi della kora, i suoni tipici dei cordofoni intrisi di atmosfere che oggi definiamo world (pensiamo ad esempio ad Ali Farka Touré), poi ancora voci, cori e soprattutto tante, tante percussioni. Bene, Hama non è niente di tutto questo e contemporaneamente molte di queste cose. E’ vero che l’Africa si rinnova e che sta producendo anche un pop con una impronta tipica e molto moderno, ma Hama non è neanche questa cosa. Hama è un musicista nigerino che ha rilasciato, fino ad ora, due lavori musicali nel campo dell’elettronica: Torodi (2015) e Houmeissa (di cui parleremo), pubblicato nel 2019 con la Sahel Sounds, etichetta che avrà una parte importante. Cosa ha di particolare? Bene, in primis in un mondo che raggiunge vertici di iper tecnologia e che riesce a produrre, per la gioia dei musicisti e degli ascoltatori, strumenti di nuova generazione hardware e software, insomma macchine e computers sempre più sofisticati, in grado di aggiornare le tecniche musicali, Hama utilizza una tastiera che sembra sia uscita da un video musicale di almeno quarant’anni fa. Ha realizzato le sue creazioni lavorando con un paio di cuffiette auricolari ed una copia pirata di Fruity Loops. In più, per inquadrare meglio il mondo musicale dove il musicista è cresciuto, ascolta musica, secondo l’uso del luogo, scambiando mp3 attraverso sim card e cellulari. Per essere ancora più chiari, per quello che l’etnomusicologo Christopher Kirkley ci fa capire, nell’Africa occidentale in molti hanno ed impiegano un cellulare anche quando non c’è ricezione, non utilizzandolo, quindi, come un telefono ma come un database. Insomma, se non hai internet e non hai un computer con il suo hard disk dove immagazzinare dati, allora utilizzi il cellulare scambiando i dati via bluetooth e sim card. Lo stesso Hama ci dice di aver commerciato e scambiato musica in questo modo. Difatti è diventato famoso nella sua regione grazie al mercato underground degli mp3.  Oltre a tutto ciò, ed è questa la cosa importante, il disco funziona! Gira, e l’operazione musicale è quanto mai stimolante. Le tracce rappresentano una fusione tra una certa elettronica: la techno di Detroit degli anni 90, la seconda ondata, ed i ritmi e le atmosfere del Sahara come ad esempio la Tuareg Tishumaren, il blues Tuareg che è sempre più conosciuto. L’album si muove su atmosfere synth pop, utilizzando aperture new wave mescolate a ritmi più elaborati di ascendenza africana e melodie di ascendenza tradizionale. Hama afferma di non combinare musiche, semmai di modificarle. Il tutto è un esempio di come il tradizionale si rinnovi e si mescoli al futuro, un omaggio alla creatività che non si ferma. Eppure a chi gli ha fatto notare che il progetto è interessante e che ha qualità futuriste, Hama risponde in una intervista: << Futurista? No. La mia musica è tradizionale al 100%>>

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