Torre del Greco, marchettificio-Palomba: incarichi, poltrone e contributi per salvare la fascia

Alberto Dortucci,  

Torre del Greco, marchettificio-Palomba: incarichi, poltrone e contributi per salvare la fascia
Renato Grimaldi tra Loredana Raia e Giovanni Palomba

Torre del Greco. L’ultimo «regalo» sotto l’albero di Natale della carovana del buongoverno è stato consegnato lo scorso 22 dicembre e costerà la bellezza di 11.419 euro alle casse del Comune: a scartare l’ennesimo pacco per i cittadini di Torre del Greco è stato il dottore Renato Grimaldi, il «mago del welfare» già in lizza per la poltrona da super-dirigente del settore politiche sociali – superato in extremis da Andrea Formisano, l’ex comandante dei vigili urbani con il «pregio» di essere parente del sindaco Giovanni Palomba – e ora «riciclato» come supporto al responsabile unico del procedimento per l’espletamento di attività tecnico-amministrativo-contabili connesse all’esecuzione di alcune opere pubbliche. Dall’aiuto alle fasce deboli alla progettazione di interventi per la messa in sicurezza e la riqualificazione della scuola Giuseppe Agostino Orsi di via Lava Troia, come se fosse naturale cambiare pelle e ruolo. Sì, perchè in un’amministrazione comunale in cui nulla funziona non essere propriamente «esperto» in materia – l’operatrice socio-sanitaria Lucia Giordano e l’infermiere Luigi Civelli nominati rispettivamente assessori ai lavori pubblici e alle attività produttive sono esempi lampanti del «metro politico» in uso a palazzo Baronale – sembra essere diventato un titolo di merito per strappare poltrone d’oro.

Aggrappato alla fascia

La realtà, invece, potrebbe essere addirittura peggio dell’apparenza. La pioggia di incarichi e contributi dispensati come «doni» durante tutto il mese dicembre sembra essere rimasta l’unica scialuppa di salvataggio dello storico figlioccio della Dc all’ombra del Vesuvio per mantenere la fascia tricolore. La nomina di Renato Grimaldi – firmata dall’architetto Giuseppe D’Angelo, il professionista dello stadio Liguori e delle luminarie natalizie – si inserisce proprio nel quadro degli equilibri instabili della carovana del buongoverno: il «mago del welfare» è nome caldeggiato dalla «maestrina della maggioranza» Iolanda Mennella – partner elettorale di Felice Gaglione, l’ex presidente del consiglio comunale a caccia di un posto in giunta dopo le misteriose dimissioni del novembre 2019 – e gradito al consigliere regionale Loredana Raia, non a caso promotrice di diverse iniziative in tandem con Renato Grimaldi. D’altronde, la tecnica del riciclo – sconosciuta sul fronte rifiuti, ma perfettamente applicata per i benefit alla casta – era stata già utilizzata per l’avvocato Nino Coccoli. L’ex consulente giuridico del sindaco – portato da Pompei a Torre del Greco dall’assessore Gennaro Granato con il placet del consigliere comunale Vittorio Guarino, delfino politico di Mario Casillo – si è visto assegnare un incarico da 18.000 euro per sei mesi come «supporto» al responsabile dei procedimenti relativi alle attività di edilizia privata e condoni. Un modo per «sistemare» i malumori di qualche alleato per la mancata promozione del «legale straniero» alla guida del settore Avvocatura del Comune, poltrona da 100.000 euro l’anno lasciata vuota dalle dimissioni di Antonioluigi Iacomino e recentemente finita al centro di una piccata missiva del segretario generale Pasquale Incarnato.

La doppia conferma

A completare la lista dei regali di Natale consegnati «babbo» Giovanni Palomba la doppia conferma di due uomini di fiducia del primo cittadino. Se la proroga dell’incarico da portavoce a Salvatore Perillo – il giornalista «prestato» dal Pd alla carovana del buongoverno, sempre dietro la regìa di Loredana Raia – era già stata messa in calendario dagli alleati, il nuovo incarico di un anno per Alfonso Ascione come capo di gabinetto di palazzo Baronale è destinato a scatenare ulteriori veleni in maggioranza. I decreti sono stati, infatti, firmati lo scorso 23 dicembre senza alcuna comunicazione ai componenti della coalizione. Un «pensierino» da complessivi 40.000 euro in soldi pubblici – sempre a spese dei contribuenti – capace di fare andare di traverso il cenone a qualche consigliere comunale. Perché la poltrona di Alfonso Ascione doveva essere messa in discussione alla fine delle feste, quando la maggioranza si riunirà intorno al tavolo per discutere il rimpasto in giunta. Viste le premesse, la lettera di dimissioni preparata dal sindaco a metà dicembre e poi «ingoiata» in tutta fretta potrebbe tornare di stretta attualità. Con buona pace degli sprechi di soldi pubblici per tenere buoni gli alleati. @riproduzione riservata

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