Il dramma di Ciro, artista di Poggiomarino: «Vivo in una casa tugurio, senza un vero appartamento non rivedrò i miei figlio»

Andrea Ripa,  

Il dramma di Ciro, artista di Poggiomarino: «Vivo in una casa tugurio, senza un vero appartamento non rivedrò i miei figlio»

E’ l’artista di strada che tutta Poggiomarino conosce. Ciro Vitiello, per tutti Ciro Di Pino, in città, è una star. Canta, o meglio cantava in strada prima che il Covid imponesse le restrizioni, e nelle feste private. La musica napoletana nel sangue e un dramma nel cuore. Oggi vive con la moglie in un appartamento, neanche dieci metri quadrati, un affitto di cento euro, a poche centinaia di metri dal centro storico della sua città. Un tugurio, spesso si trasforma in una prigione. Sogna un appartamento vero, da condividere – magari un giorno – con i figli che lo Stato gli ha strappato via. 

La storia di Ciro Di Pino è simile a quella di tanti padri costretti a guardare i figli crescere in un centro per l’accoglienza per minori, lontano da casa. Lontano dagli affetti. Un dramma nel dramma che si consuma in una città che troppo spesso gli ha voltato le spalle. Lo ha tenuto distante, nonostante i tanti errori commessi negli anni. Quelli non si cancellano. «Sono ormai tre anni che i bambini non sono più con me. Non potete immaginare le ferite che mi porto dentro», dice. «Ho passato un periodo molto difficile nella mia vita, ma ora le cose vanno molto meglio. I momenti brutti sono alle spalle». Come quando in preda alla disperazione scatenò il caos in municipio perché chiedeva che gli fosse assegnata una casa. «Ho chiesto scusa per quello. Anche grazie a padre Aldo della chiesa di Sant’Antonio e ai volontari della Caritas che mi sono stati vicino. Sono ripartito». Lentamente. E faticosamente. Oggi che in fondo al tunnel si intravede un po’ di luce, anche dal punto di vista personale, Ciro Di Pino vuole affrontare una nuova vita. Riscrivere un futuro che fino a qualche tempo fa sembrava nero. E magari riabbracciare i propri figli, passare un compleanno sotto lo stesso tetto. Per farlo dovrebbe convincere i giudici che gli hanno revocato la potestà genitoriale, riconquistare credibilità agli occhi dei magistrati. Avere una vera casa, dignitosa, in cui poter dimostrare di crescere i propri figli potrebbe essere un passo in avanti. Ma a volte la realtà è più crudele di quanto si possa pensare. «Vorrei avere un po’ di fiducia in più dalla gente, perché oggi mi additano come quello che ha tentato di aggredire il sindaco Annunziata. Sono cambiato. Non voglio una casa, chiedo soltanto una possibilità. Voglio pagare l’affitto regolarmente. Grazie agli aiuti avuti in questi anni, sono in grado di sostenere le spese. Certo non una villa, ma un’abitazione decente. Dove poter crescere una famiglia. Ma quando busso alle porte per poter tentare di ottenere l’affitto di un’abitazione e chiedo aiuto, nessuno mi accoglie». Anzi le porte si chiudono. Anche se i soldi ci sono. Può contare su una pensione al minimo e su altri bonus che gli sono stati assegnati. «Non chiedo molto, di essere ascoltato. Perché vorrei rivedere un giorno i miei figli. Riabbracciarli. E l’unico desiderio». Il regalo di Natale di un papà che da tempo spera di poter stare con i suoi bambini.

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