Imperiale, il narcos stabiese latitante da 5 anni: «E’ protetto dagli emiri»

Tiziano Valle,  

Imperiale, il narcos stabiese latitante da 5 anni: «E’ protetto dagli emiri»

Raffaele Imperiale, il supernarcos di Ponte Persica, è uno dei tre latitanti più ricercati dalla Procura di Napoli. Nascosto tra i grattacieli e il lusso di Dubai è proprio la protezione che di cui può godere negli Emirati Arabi ad aver frenato l’attività investigativa negli ultimi cinque anni. Il piccolo imprenditore partito dalla periferia di Castellammare di Stabia e poi diventato uno trafficanti di droga più potenti al mondo è ricercato nel 2016. A ricordarlo nella giornata di ieri, è stato il capo della Procura di Napoli, Giovanni Melillo, durante la conferenza stampa organizzata per la cattura del boss dei Monti Lattari, Antonio Di Martino.

«Raffaele Imperiale è uno dei grandi broker del traffico di droga a livello mondiale», ha detto Melillo, sottolineando come nella gestione del suo caso si scontano «i difetti e limiti della collaborazione prestata dalle autorità di altri stati in particolare dagli Emirati Arabi Uniti». Il trattato tra Roma e Dubai per le estradizioni è stato ratificato solo nel 2019 e nonostante l’accordo sottoscritto, le richieste inviate anche recentemente dal Ministero della Giustizia continuano a cadere nel vuoto. Solo a novembre scorso è stata chiesta per l’ultima volta l’estradizione dei latitanti italiani, ma dagli Emirati Arabi non è arrivata nessuna risposta. Imperiale resta dunque uno dei principali ricercati dalla Procura di Napoli, nonostante appena qualche settimana fa, la Corte di Cassazione ha annullato la condanna a 8 anni e 4 mesi incassata in secondo grado per il traffico internazionale di stupefacenti. Una pena che dovrà essere rideterminata al ribasso, considerando che alcuni reati sono andati in prescrizione e soprattutto il fatto che Imperiale ha restituito allo Stato beni quantificabili in 130 milioni di euro.

Per quanto riguarda gli altri nomi cerchiati di rosso dalla Procura di Napoli, il primo della lista è Junzo Okudaria, esponente dell’armata giapponese che nel 1984 si rese responsabile della strage di Calata San Marco, a Napoli, dove morirono cinque persone e ne rimasero ferite quattordici. «Una strage dimenticata», la definisce Melillo «per la quale non c’è neanche una lapide, un segno, mai un’occasione per ricordare quelle vittime». Il 14 aprile 1984 Okudaria mise in atto un attentato nel circolo ricreativo militare statunitense. «Latitante dal 1984, ricercato anche dal governo degli Stati uniti è l’obiettivo più importante da raggiugere», ha detto Melillo. Il secondo obiettivo è Renato Cinquegranella, condannato all’ergastolo per l’omicidio di Giacomo Frattini, detto “bambulella”, nello scontro nella Nuova camorra organizzata.

«Fu un omicidio efferato – ricorda il procuratore – Alla vittima, dopo essere torturata, furono tagliate mani e strappato il cuore». Una figura, quella di Cinquegranella, che «diede supporto logistico anche ad assassini delle Brigate rosse che avevano appena ucciso il commissario Antonio Ammaturo».

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