Casolari e cave, caccia al bunker dell’ex latitante di Gragnano

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Casolari e cave, caccia al bunker dell’ex latitante di Gragnano

Dai casolari abbandonati alla cava scavata nella montagna. Qui avrebbe vissuto parte della sua lunga latitanza Antonio Di Martino, il boss di Gragnano catturato domenica notte dalla polizia dopo una fuga durata due anni. A 24 ore dal blitz con i droni nelle montagne di Iuvani che ha portato alla cattura del figlio del padrino Leonardo ‘o lione, gli inquirenti sono al lavoro per ricostruire, passo dopo passo, le tappe di quella latitanza, per scovare i covi che il boss della camorra avrebbe usato per sfuggire alla rete dei controlli imbastita dall’Antimafia. Una prima ipotesi investigativa al vaglio degli inquirenti è proprio quella che ruota attorno alla fortezza del clan. Non è escluso, infatti, che Di Martino possa aver vissuto buona parte della sua fuga proprio nel suo territorio. Una zona che conosce, un’area nella quale il “clan dei contadini” è nato e cresciuto, arrivando a diventare una vera e propria holding del narcotraffico di livello internazionale. Già dalle ore successive all’operazione culminata nella cattura di Di Martino, gli uomini della Squadra Mobile di Napoli, assieme ai colleghi del commissariato di Castellammare di Stabia – coordinati dal dirigente Pietropaolo Auriemma – hanno battuto palmo a palmo la zona alla caccia di indizi e prove per provare a ricostruire il percorso dell’ex latitante. Le indagini si sono sinora concentrate proprio attorno all’aria boschiva che cinge il quartier generale della cosca. Una zona dove sono presenti alcuni casolari abbandonati e anche una cava scavata nella roccia: luoghi nei quali il padrino avrebbe potuto trovare riparo. Ma questo non è l’unico fronte attorno al quale ruotano le attenzioni degli inquirenti. Da ricostruire c’è anche la fitta rete di connivenze che avrebbe consentito a Di Martino di diventare una sorta di fantasma per oltre 700 giorni. E in quest’ottica le attenzioni potrebbero spostarsi anche sui potenziali appoggi dei clan alleati della cosca di Gragnano. Nel corso delle operazioni di arresto e perquisizione (attività alle quali ha assistito anche il legale del latitante, l’avvocato Antonio de Martino) le forze dell’ordine hanno sequestrato al boss anche una somma di denaro.  Non sono invece stati rinvenuti dispositivi elettronici o pizzini. E anche su questo fronte sarà importante chiarire come il boss sia riuscito a comunicare con i suoi familiari e con gli affiliati. Intanto è fissato per domani l’interrogatorio di garanzia. In carcere – Di Martino è detenuto a Poggioreale – al boss è stata notificata un’ordinanza per il reato di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Si tratta dell’inchiesta “Olimpo”, l’indagine imbastita dal pubblico ministero dell’Antimafia, Giuseppe Cimmarotta che ha già portato, in primo grado, a pesanti condanne per affiliati, boss ed esattori ritenuti legati ai clan D’Alessandro e Cesarano: cosche ritenute in affari con i Di Martino. Inchiesta culminata negli arresti del dicembre 2018. Un blitz al quale Di Martino riuscì a sfuggire iniziando la lunga fuga conclusa domenica notte.

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