Serena, Cavaliere della Repubblica Italiana con il sogno di diventare ricercatrice: «Ora voglio aiutare chi ha sofferto come me»

Andrea Ripa,  

Serena, Cavaliere della Repubblica Italiana con il sogno di diventare ricercatrice: «Ora voglio aiutare chi ha sofferto come me»

Il sorriso e la tranquillità con cui oggi affronta la vita li ha riconquistati a poco a poco. Dopo la grande paura dei mesi scorsi, quando ha varcato le porte dell’ospedale Bambin Gesù di Roma senza sapere se avrebbe rimesso piede a Pomigliano d’Arco. L’onorificenza al Merito della Repubblica Italiana che Serena Piccolo ha ricevuto ieri mattina dal presidente Mattarella è forse il peso più leggero da portare sulle spalle. E’ diventata un’eroina, un simbolo di riscatto. Di forza interiore. Di speranza. C’è tutto questo nel sorriso di Serena, dopo aver superato mille difficoltà sta lentamente tornando a una vita normale. Anche se con qualche cicatrice sul corpo e nell’anima. Ieri mattina ha ricevuto l’alto riconoscimento dal Capo dello Stato perché a giugno scorso, mentre era ricoverata in ospedale nell’attesa di un trapianto di midollo per combattere una rara malattia, decise di tornare nella sua scuola, il liceo Vittorio Imbriani, che mesi prima aveva dovuto per forza di cose lasciare per l’insorgere dei problemi di salute, per sostenere l’esame di Stato. Invece che a distanza, come consigliato dei medici, voleva essere in classe. Come aveva sempre sognato, prima del malore e prima di scoprire di essere affetta da aplasia midollare. «Volevo salutare gli insegnanti», racconta oggi con la spensieratezza che solo i ragazzi di quell’età sanno avere. E la maturità Serena, che prima di tutto l’aveva raggiunta nella vita, l’ha portata a casa con il massimo dei voti: 100/100. «Serena ha voluto la soddisfazione di confrontarsi, mettersi in gioco, avere paura e gioire come una qualsiasi ragazza di 18 anni», le parole di papà Carmine che al fianco della figlia, da quel maledetto giorno di metà gennaio, ha combattuto una battaglia. Che oggi si può dire quasi vinta. «Voglio provare a riprendermi la mia vita», ha raccontato ancora. E piano piano lo farà. Ha ricominciato a sperare nel futuro ad agosto, quando ormai le speranze di un donatore – dopo una lunga ricerca in lungo e largo per l’Italia, grazie anche al sostegno dell’Avis di Sant’Anastasia dell’Associazione Admo, erano ridotte a un lumicino. Grazie al registro europeo viene individuato un ragazzo di 25 anni, vive in Germania. A migliaia di chilometri di distanza da Pomigliano, che probabilmente non sa nemmeno che esiste. E’ l’uomo che le ha salvato la vita. Se oggi Serena guarda con fiducia al futuro lo deve anche a lui. Se lo riprenderà, a piccoli passi. Come è abituata a fare dopo aver improvvisamente scoperto quella rara malattia. Oggi Serena è iscritta all’Università, indirizzo Chimica e tecnologie farmaceutiche. Non è un segno del destino, ma una scelta ben precisa. «Vorrei diventare una ricercatrice, per provare ad aiutare chi come me si ritrova da un giorno all’altro a combattere con una malattia rara, o peggio ancora misteriosa». Insomma provare a essere un eroe nella vita di tutti i giorni, provando  a trasmettere quella forza che oggi l’è valsa il titolo di Cavaliere della Repubblica Italiana.

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