Un abbraccio ai figli e il viaggio a Poggioreale, la notte più lunga del dirigente comunale arrestato per mazzette

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Un abbraccio ai figli e il viaggio a Poggioreale, la notte più lunga del dirigente comunale arrestato per mazzette

Un breve abbraccio, poche parole. Gli occhi lucidi persi nel vuoto, mentre la borsa con i vestiti passa da una mano all’altra. Non parla Nunzio Ariano, qualche istante prima di essere condotto al carcere di Poggioreale. E’ scosso, sconvolto. E’ l’ombra del professionista affermato dell’alta borghesia torrese che da anni guida uno degli uffici chiave del Comune. Farfuglia qualcosa quando i suoi tre figli, tutti laureati e ben inseriti nei rispettivi contesti professionali, varcano la soglia d’ingresso della caserma della guardia di finanza di Torre Annunziata. Sono arrivati per consegnargli il borsone che dovrà portare in carcere. Un’immagine che colpisce. Ariano ha già avuto problemi con la giustizia. E’ a processo per abuso d’ufficio.

Ma stavolta è diverso. Si parla di tangenti per pilotare appalti e quindi soldi pubblici. Un’onta ancora più grave se si considera che l’ingegnere, oltre ad essere un professionista di fama in città, è anche l’esponente di una ricca famiglia di Torre Annunziata. Una di quelle dinastie piene zeppe di titoli, targhe e riconoscimenti appiccicati sui muri. Una di quelle famiglie che non ha dimestichezza con penitenziari e decreti di fermo. Il dirigente arrestato è lo stesso che al suo arrivo in Comune decise di far ruotare i dipendenti dell’Utc. «E’ una questione di trasparenza», diceva con convinzione. E’ lo stesso che con alterne fortune ha lavorato in diversi Comuni della regione: da San Marzano a Qualiano. E poi a Torre Annunziata.

Qui il suo nome è stato tirato in ballo in progetti e polemiche legate al Quadrilatero delle Carceri, ai lavori alle arcate borboniche, al porto e alle famose cisterne dei veleni. Immagini, parole, vicende che gli saranno tornate alla mente in quei 10 lunghissimi minuti trascorsi dal saluto commosso ai suoi figli fino all’arrivo alle porte del carcere napoletano. Il suo volto stravolto è stato immortalato nelle foto segnaletiche.

A notte fonda, con la luce fioca dei lampioni spaccata in due dalle sbarre, è entrato nella sua cella. Dai salotti della Torre bene a quella sudicia brandina che trasuda rabbia e rimorso. Lì dove Ariano ha trascorso la notte più difficile e tormentata dalla sua vita.

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