Il Tar cancella il Puc di Boscoreale: «La delibera è nulla»

Pasquale Malvone,  

Il Tar cancella il Puc di Boscoreale: «La delibera è nulla»

Il Tar annulla il Piano Urbanistico Comunale. La sentenza risale allo scorso lunedì 28 dicembre e accoglie il ricorso presentato da un cittadino contro il comune di Boscoreale. Una battaglia legale che rischia di vanificare gli sforzi dell’amministrazione e del sindaco Antonio Diplomatico che aveva puntato molto sul Puc. Per capire come sia stato possibile arrivare ad una simile decisione, è necessario ripercorrere, passo dopo passo, ogni singolo aspetto della vicenda, consumatasi tra gli uffici dell’Utc e le aule del tribunale. Tutto parte nel 2017. All’allora dirigente all’urbanistica, Salvatore Celentano, perviene una domanda per il rilascio di permesso a costruire per la realizzazione di un fabbricato a destinazione non residenziale. L’istanza viene rigettata in quanto l’area di sua proprietà era stata destinata a parcheggio dal costituendo Puc, adottato in prima istanza dalla giunta Balzano nel 2016. Il cittadino si oppone e presenta il primo ricorso al tribunale amministrativo che un anno dopo gli dà ragione, obbligando il comune a pronunciarsi sulla richiesta. La sentenza non viene presa in considerazione e nel frattempo la giunta Diplomatico approva gli atti propedeutici alla definizione del piano. Il comune, poi, avvia la fase delle osservazioni (tra cui quella dell’indomito cittadino) e dei pareri ai vari enti sovracomunali e nel 2019 il consiglio comunale adotta definitivamente l’importante strumento urbanistico. La battaglia legale non si ferma e il comune di Boscoreale viene trascinato di nuovo in tribunale dal ricorrente, chiedendo l’annullamento della delibera del consiglio. Prende atto, infatti, della variazione della destinazione urbanistica, ricondotta a Zona destinata a parcheggi di progetto anziché ricomprenderla in Zona B, con possibilità di edificazione secondo l’indice di fabbricabilità fondiaria. Nella bagarre legale, nella quale ci finiscono dentro anche Regione e Città Metropolitana (rappresentando la propria estraneità), il comune decide – o dimentica – di non opporsi. In buona sostanza, l’ente si condanna con le sue stesse mani. Il Tar rileva nell’iter tecnico-procedurale «l’eccesso di potere sotto molteplici profili, l’incompetenza, la violazione del giusto procedimento e dei principi di buon andamento e imparzialità». Un vizio di forma – e di sostanza – che ha portato alla sentenza choc: annullamento della delibera e obbligo al Comune di Boscoreale di rinnovare il procedimento. Inoltre, dalla sentenza emergono anche altri aspetti. Il piano risulta obsoleto in quanto redatto su analisi e verifiche risalenti al 2012 e quindi non aderenti alla realtà del territorio, come rilevato nella relazione degli istruttori della Città Metropolitana, risultando al proposito incongruenti le controdeduzioni del Comune. Inoltre, è emerso l’assenza del parere del Genio Civile, il cui silenzio era stato interpretato – erroneamente – come assenso.  Duro il giudizio dell’ex primo cittadino Gennaro Langella, che parla di «ennesima figuraccia dell’amministrazione, rivelatasi oltremodo superficiale e incompetente».

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