Al Santuario di Pompei la carità non si ferma

Redazione,  

Al Santuario di Pompei la carità non si ferma

“A Valle di Pompei mi recavo senza alcun disegno di apostolato; venivo qui per rinnovare dei fitti; ecco tutto. Credevo di venire a fare l’avvocato. Ero ancora un cieco e un fanciullo, e la Provvidenza mi guidava per mano, come si guidano i ciechi e i fanciulli e venivo invece, per disegno di Dio, a fare il missionario. Ero cieco ancora cieco e un fanciullo, e la Provvidenza mi guidava per mano, come si guidano i ciechi e i fanciulli” così scriveva Bartolo Longo, al termine della sua vita spesa totalmente per far costruire la “Nuova Pompei”. Mons. Tommaso Caputo, l’Arcivescovo-Prelato di Pompei, nella sua lettera pastorale per il 40mo anniversario della beatificazione di Bartolo Longo, con lo sguardo rivolto alla città di Pompei e ai devoti del santuario, dopo aver richiamato tutti alla responsabilità, ha aggiunto: “Per noi pompeiani e devoti della Vergine del Rosario, deve necessariamente significare il prendere coscienza della nostra storia di fede e di carità e impegnarci in prima persona affinché il mondo di domani, cominciando dalla nostra città, sia più solidale, più inclusivo, più unito e concorde”. È dunque proprio del carisma pompeano la carità ardente, che non ha mai cessato di manifestarsi neanche durante il periodo più buio e intenso della pandemia da COVID-19.

San Massimiliano Kolbe amava dire che “solo l’amore crea!” e dunque ri-crea e si ri-crea, anche e soprattutto nelle fasi più incerte della storia umana, com’è capitato proprio ai nostri giorni. Infatti, fra le altre e più iniziative di carità del Santuario che mai si sono fermate, segnaliamo in particolare tre “progetti” che hanno continuato a diffondere tanto bene in un tempo così difficile. La prima è la “Boutique della Carità”, un mercatino solidale sorto dall’impulso del gruppo “Amiche di Maria”, composto da trenta donne che, da sei anni a questa parte, ogni settimana si riunisce in una sala del Centro Educativo per realizzare lavori di taglio e cucito, ricamo e disegni su stoffa. Mettendo insieme il loro potenziale creativo, hanno personalizzato con materiale di riciclo opere uniche, così da recuperare fondi per le strutture di accoglienza del Santuario. Nel prossimo futuro, il gruppo si occuperà anche della gestione del laboratorio di abiti da sposa del Santuario, che ogni anno regala a tante ragazze la possibilità di indossare l’abito da sogno pur non potendo spendere cifre da capogiro. Anche durante il lockdown le donne del gruppo hanno messo a disposizione, continuando “a distanza” il loro lavoro e sostenendosi a vicenda con telefonate e messaggi. Il gruppo stesso, in effetti, è stato fonte di serenità e di forza per tante donne che hanno dovuto attraversare dolori e sofferenze che nessuno dovrebbe mai sperimentare nella vita.

Il secondo progetto è nato dalla carità creativa di due donne che guidano la Casa “Santa Maria del Cammino” del Centro Giovanni Paolo II. Da qualche tempo, di notte, le due vanno in cerca di ragazze vittime della tratta per dialogare, offrire loro un sostengo e una preghiera. Incontrano anche i clochard e con loro condividono momenti, portano una parola di conforto, cibo o altro di cui possono necessitare. In casa, insieme ad altri volontari, accolgono chi è nel bisogno. Le accoglienze non si sono fermate, neanche in questo periodo di pandemia e le difficoltà connesse. Senza dimenticare, poi, il quotidiano lavoro che impegna le cinque case-famiglia del Centro o la cura ai bambini della Casa “Chiara Luce”, della Fondazione “Giuseppe Ferraro onlus”, della Casa “Maria, Madre della Provvidenza” e agli ospiti della Casa “Maria, Madre di Misericordia”.

Nella Casa Famiglia “Vergine del Sorriso” il lockdown è iniziato con un dono del Signore: l’arrivo proprio l’8 marzo di una neonata, di appena 3 giorni. Per il Santuario di Pompei è stata una carezza della Madonna. Oggi la bambina ha quasi 10 mesi ed è, ogni giorno di più, una gioia per la famiglia che la accoglie. Il terzo progetto, che come i precedenti ha storia lunga al Santuario di Pompei, riguarda la distribuzione di beni alimentare alle famiglie. I volontari dell’Associazione “La Salle”, guidati da Fratel Filippo Rizzo, hanno proseguito nella consegna come segno celebrativo al Beato Bartolo Longo, per i quarant’anni dalla sua beatificazione.

Infatti, in un periodo in cui grandi celebrazioni non sono possibili a causa dell’emergenza sanitaria, per la sicurezza di tutti e ciascuno, il piccolo grande segno, silenzioso, di una carità continuamente operosa non ha subito il freno della paura, ma con prudenza, ha continuato ad espandere il bene, apparendo anche il modo migliore di celebrare il Beato di Pompei. In questo quadro va poi aggiunto, come altra forma di carità, la quotidiana vita liturgica del santuario, che, in totale sicurezza e senso di responsabilità, continua regolarmente.

Rassicuranti a tal riguardo sono i dati forniti dall’ASL Napoli 3 Sud, che confermano che nessun sacerdote è risultato positivo al contagio e che delle otto persone risultate positive nei giorni scorsi e poi guarite, solo una piccola percentuale dimora a Pompei. Tutte le iniziative portate avanti nonostante il tempo difficile dimostrano che la carità non subisce il freno dei timori, ma con responsabilità ricerca vie alternative per esprimersi, soprattutto in periodi così complessi. Sono il segno tangibile di una vocazione che, sulla testimonianza del Beato Bartolo Longo, continua ancora a lasciarsi condurre dalla Provvidenza, come egli stesso ha affermato di sé. In un tempo oscuro, in cui è umano sentirsi un po’ ciechi disorientati, si fa largo un disegno più grande, attraverso anche le continue piccole opere caritative.

“Anche in questo senso” – scrive il Prelato di Pompei nella sua Lettera per i 40 anni dalla Beatificazione del fondatore del santuario – “l’emergenza del coronavirus ha allertato le nostre Opere caritative, come antenne di una solidarietà pronta a scattare e a venire incontro nei momenti di maggiore bisogno”. La pandemia non è dunque stata la scusa per adottare comodi criteri e fermare l’onda del bene, ma è stata invece catalizzatrice di una rinnovata passione per la solidarietà e l’amore incondizionato per l’altro, per lo scartato, il quale, Papa Francesco ci ha ricordato la Vigilia di Natale, essendo figlio di Dio non va dimenticato.

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