Castellammare: chiusura Meridbulloni. Il Mise punta al rinvio

Tiziano Valle,  

Castellammare: chiusura Meridbulloni. Il Mise punta al rinvio

Far ripartire la produzione a Castellammare di Stabia, rinviare la fusione di Meridbulloni con la Ibs di Torino per almeno sei mesi e utilizzare questo tempo per comprendere quali incentivi lo Stato può mettere in campo, per evitare la fuga dell’azienda verso il Nord. Fischio d’inizio per la trattativa tra il Ministero dello Sviluppo Economico, il Gruppo Fontana e le parti sociali. Quest’oggi è in programma l’incontro a Roma, ma la partita è tutt’altro che semplice.

In campo ci sono due posizioni molto distanti. Da una parte la società che sbandiera una previsione di calo degli ordini di viti e bulloni tra il 20 e il 35 per cento, per i prossimi due anni. E vuole anticipare i tempi, per non rischiare di dover fare i conti con la crisi, accorpando gli stabilimenti produttivi della provincia di Torino e Castellammare, imponendo un sacrificio enorme agli operai stabiesi. Dall’altra ci sono proprio i lavoratori: che non hanno alcuna intenzione di trasferirsi a 900 chilometri di distanza da casa, tra appena un mese; che ritengono che l’azienda stia nascondendo i veri motivi della scelta di delocalizzare una fabbrica che è in attivo; e chiedono l’immediata riapertura dei cancelli.

Al Ministero dello Sviluppo Economico il compito di mediare. Il primo obiettivo da raggiungere è quello di un rinvio rispetto alla data del 31 gennaio 2021, quando scadrà la cassa integrazione per gli 81 dipendenti diretti di Meridbulloni. Troppo stretti i tempi – meno di un mese – per provare a trovare una soluzione che possa guardare anche al futuro. Il Ministero dello Sviluppo Economico quindi sonderà la disponibilità dell’azienda a fare un passo indietro rispetto all’ipotesi di licenziamento, per gli operai che non si presenteranno ai cancelli della Ibs, in provincia di Torino, dal prossimo primo febbraio. Qualora il Gruppo Fontana decidesse di accettare questa proposta, si aprirebbe la partita per il futuro immediato e a più lunga scadenza. La società rischia di pagare penali per i ritardi nei confronti dei clienti, considerati gli ordini già in cassaforte. Per questo motivo c’è la possibilità che la produzione riparta, almeno per qualche mese. La sfida delle sfide, però, riguarda quello che accadrà dopo e in questo percorso dovrà essere coinvolta anche la Regione Campania. Gli ultimi orientamenti espressi anche nel corso di una riunione organizzata dall’amministrazione comunale di Castellammare di Stabia con i parlamentari campani e i consiglieri regionali, vanno nella direzione di un contratto di sviluppo da sottoscrivere con l’azienda per ammodernare e rendere più competitivo l’attuale sito produttivo. Con questa ipotesi, lo Stato dovrebbe mettere i soldi per salvare i livelli occupazionali e mettere la società nelle condizioni di assumere nuovo personale.

Meno battuta, invece, la pista di una delocalizzazione sul territorio campano della Meridbulloni, per la quale comunque servirebbero incentivi pubblici.

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