Castellammare. Il pentito Cavaliere: «Il clan D’Alessandro guadagna 6 milioni all’anno con la droga»

Tiziano Valle,  

Castellammare. Il pentito Cavaliere: «Il clan D’Alessandro guadagna 6 milioni all’anno con la droga»

Mezzo milione di euro al mese. Sei milioni di euro all’anno. Tanto vale l’affare spaccio per il clan D’Alessandro. Una montagna di quattrini che sommati agli incassi delle estorsioni imposte ai commercianti rappresentano la vera arma della cosca.Sono numeri inquietanti quelli messi in fila, nella sua deposizione, da Renato Cavaliere, ex uomo di punta della cosca di Scanzano nonché tra i reggenti dell’organizzazione prima del suo pentimento. Il collaboratore di giustizia è stato ascoltato ieri, collegato in videoconferenza da una località segreta con l’aula “Siani” del tribunale di Torre Annunziata, nel corso del processo nato dall’inchiesta “Domino”: l’indagine coordinata dal pm Antimafia, Giuseppe Cimmarotta che ha messo nel mirino i traffici di stupefacenti gestiti dall’organizzazione. Cavaliere, rispondendo alle domande del pubblico ministero, ha fatto luce sull’enorme giro d’affari costruito dal clan con la vendita di cocaina e marijuana. «Ogni mese incassavamo 400 o 500mila euro per la droga. I soldi andavano a Michele, Luigi, Pasquale. I capi famiglia». Il processo che si celebra con rito ordinario a Torre Annunziata vede a processo 5 persone. Altri 17 imputati, tra cui alcune figure di spicco della cosca, sono già stati giudicati in primo grado nel filone con rito abbreviato, incassando condanne per oltre un secolo e mezzo di carcere complessivo. Nella sua deposizione Cavaliere ha parlato del ruolo di alcuni di loro, come Sergio Mosca e Antonio Rossetti, ritenuti a capo dell’organizzazione specializzata nello spaccio e legata a doppio filo ai D’Alessandro.Nella stessa udienza ha fatto il suo “esordio” in aula, nelle vesti di pentito, anche Pasquale Rapicano, ex soldato dell’organizzazione criminale stabiese. Rapicano – diventato collaboratore di giustizia dopo una condanna all’ergastolo in appello per omicidio – ha parlato soprattutto dei rapporti dei D’Alessandro con la camorra dei Monti Lattari. Tra gli indagati in questo procedimento c’è, infatti, anche Antonio Di Martino, l’ex latitante della cosca di Gragnano arrestato qualche giorno fa al termine di una lunghissima latitanza durata oltre due anni.L’udienza è stata caratterizzata anche dall’acceso contro esame della difesa (rappresentata dagli avvocati Antonio De Martino, Alfonso Piscino e Vittorio Giaquinto). Proprio alla luce delle numerose contestazioni della difesa non è escluso che possano essere riascoltati i due pentiti per ulteriori approfondimenti. Nelle prossime udienze verrà sentito anche il pentito Salvatore Belviso.

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