Incubo Tangentopoli a Torre Annunziata, i giudici: «Ombre su altri appalti»

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Incubo Tangentopoli a Torre Annunziata, i giudici: «Ombre su altri appalti»

«E’ verosimile che l’indagato sia solito percepire ingenti mazzette per ogni affare o appalto per i quali deve interessarsi in ragione del suo incarico». Sono le parole usate dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Torre Annunziata per confermare l’arresto di Nunzio Ariano, dirigente dell’ufficio tecnico comunale finito in carcere, il 28 dicembre scorso, con l’accusa di induzione indebita. I finanzieri del colonnello Agostino Tortora hanno fermato l’ingegnere con in tasca 10.000 euro in contanti. Duecento banconote da 50 euro che dovevano rappresentare la mazzetta pagata da un imprenditore napoletano (anche lui indagato in questa indagine) per ottenere un appalto da 203.000 euro finalizzato al restyling di alcune scuole cittadine. Dall’analisi degli indizi messi insieme dalla procura di Torre Annunziata – l’indagine è coordinata dal pm Giuliana Moccia – emerge il sospetto, sottolineato dal gip, che Ariano possa aver incassato altre tangenti. Mazzette per altri lavori, appalti o servizi che ruotavano attorno all’ufficio che ha diretto per quattro anni e fino a qualche giorno fa. Ariano, durante l’udienza di convalida del fermo, ha confessato, parlando di un «episodio isolato», di una «leggerezza» legata a problemi di natura familiare. Ma per i giudici è una menzogna. Le prove raccolte, scrive il gip, confermano che la condotta di Ariano «non è affatto episodica». Un dato che sarebbe confermato anche dagli altri incontri con l’imprenditore. Dall’analisi delle intercettazioni – sostengono gli inquirenti – sarebbe emerso che l’affidatario dell’appalto avrebbe consegnato ad Ariano una ulteriore dazione di denaro nel corso di un altro incontro avvenuto sempre nei pressi delle Sette Scogliere, a Rovigliano, dove il dirigente è stato fotografato dai finanzieri mentre intascava la tangente il 28 dicembre. Un incontro avvenuto oltre un mese prima dell’arresto di Ariano, il 13 novembre.  Anche se in quella circostanza non è stato individuato dagli uomini in divisa il passaggio di denaro poi scoperto il 28 dicembre scorso. Secondo la ricostruzione degli inquirenti Ariano avrebbe chiesto all’imprenditore una tangente pari al 10% dell’ammontare complessivo dell’appalto. Tesi, quest’ultima, confermata anche dalla denuncia di un dipendente comunale. Denuncia dalla quale è nata l’inchiesta che oggi fa tremare il municipio di via Schiti. Il sospetto degli inquirenti, che emerge tra le righe anche all’interno degli atti, è che i soldi ceduti dall’imprenditore al dirigente dell’Utc non erano destinati al solo Ariano ma anche ad almeno un altro soggetto. Un punto, quest’ultimo, sul quale sono in corso ulteriori approfondimenti investigativi. Approfondimenti che alla luce delle considerazioni del giudice potrebbero anche essere  estesi ad altre gare d’appalto gestite da Ariano nel corso del tempo. E soprattutto nel periodo di emergenza Covid.

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