Droga e camorra a Castellammare, 38 indagati rischiano il processo

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Droga e camorra a Castellammare, 38 indagati rischiano il processo

Un altro terremoto rischia di abbattersi sui santuari della camorra di Castellammare di Stabia. Un’altra inchiesta, nata 10 anni fa, che può travolgere gli Imparato, la dinastia dello spaccio legata a doppio filo al potente clan D’Alessandro. Nei giorni scorsi, infatti, 38 indagati si sono visti notificare un avviso di conclusione delle indagini preliminari firmato dai pm della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, Giuseppe Cimmarotta e Lucio Giugliano. Le accuse contestate sono gravissime. I sospettati sono ritenuti responsabili, a vario titolo e con vari ruoli, dei reati di associazione per delinquere finalizzata al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti. Reati aggravati dalle finalità mafiose, cioè, dalla presunta volontà di «agevolare le attività» del clan D’Alessandro «destinando una quota dei proventi» legati allo spaccio di droga. A capo del sodalizio ritratto dagli inquirenti ci sarebbero Salvatore e Vincenzo Imparato entrambi accusati di essersi occupati, nelle vesti di capi e organizzatori del gruppo, di delineare le linee strategiche ed operative dell’associazione. Salvatore Imparato, addirittura, avrebbe mantenuto il suo ruolo apicale nell’organizzazione nonostante fosse recluso. Sarebbe stato sempre lui a decidere anche ruoli e compensi da corrispondere ai vari pusher assoldati per l’attività di vendita al dettaglio degli stupefacenti. Mentre Vincenzo, figlio di Salvatore Imparato, avrebbe condiviso con lui la guida del gruppo. Un gradino sotto viene individuata la figura di Catello Cesarano, considerato il dirigente e il principale referente di Vincenzo Imparato. Ai loro piedi una marea di soggetti ritenuti a vario titolo coinvolti nell’attività di spaccio. Dai trasportatori alle vedette, passando per gli addetti al confezionamento della droga per finire ai pusher, i chimici che raffinavano gli stupefacenti e gli addetti alla consegna degli stipendi a spacciatori e affiliati. Una vera e propria catena di montaggio del crimine, una succursale di Gomorra attiva nel rione Savorito, il quartiere bunker degli Imparato. Negli atti è contestato anche lo spaccio di circa 1,5 chili di cocaina e la detenzione di 900 dosi di droga pronte per essere venduta. Secondo l’Antimafia i fatti contestati risalgono al periodo che va dal 2007 al 2012. Nell’indagine si fa anche riferimento al fatto che il gruppo avrebbe pagato ai D’Alessandro una quota sull’affare droga. Qualche giorno fa, nel corso di un processo a Torre Annunziata, il pentito Renato Cavaliere ha raccontato che il clan riusciva a incassare qualcosa come 6 milioni di euro all’anno solo dal traffico di stupefacenti. Gli indagati avranno ora  20 giorni per presentare memorie difensive e dimostrare la propria innocenza prima dell’eventuale richiesta di rinvio a giudizio.

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