Usura sul Covid in penisola sorrentina. Ordini dalla cella alle due esattrici

Salvatore Dare,  

Usura sul Covid in penisola sorrentina. Ordini dalla cella alle due esattrici

«Gli avevo dato 6mila euro. O ti dà 6mila e 600 euro che chiude o ti dà 600 euro». Tradotto: o la vittima rimborsa l’intero prestito, di 6mila euro, comprensivo dell’interesse mensile del 10 per cento (cioè 600 euro), oppure paga soltanto la percentuale ritenuta fuorilegge, rimandando il saldo alle settimane successive. E’ la sintesi di ciò che si dicono, nel carcere di Poggioreale, marito e moglie oggi accusati di usura.

E’ la mattina del 18 luglio 2019. L’imprenditore Michele Ferraro è in carcere. Deve rispondere dell’accusa di aver messo in piede un sistema di terrore contro la ditta “rivale” Parlato costruzioni, vittima di bombe e intimidazioni. Obiettivo: fargli mollare degli appalti privati. Ferraro è lucido. Ed inizia un colloquio con la moglie Marianna Annunziata e gli inquirenti registrano la conversazione. Ed è qui, nel confronto tra i coniugi, che inizia ad affiorare la traccia del sistema usura disarticolato dall’operazione dei carabinieri della compagnia di Sorrento che due giorni fa hanno arrestato Ferraro e la moglie oltre a Giuseppe Di Martino, la compagna Alessia Savarese (domiciliari) e Angelo Marchitano. Il giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Torre Annunziata, Antonello Anzalone, evidenzia che nel colloquio in carcere Ferraro riassume alla moglie le prossime scadenze dei prestiti concessi alle vittime e quali gli importi che i debitori devono saldare. Si tratta di una svolta cruciale per l’indagine dei carabinieri diretti dal capitano Ivan Iannucci che capiscono che c’è tanto materiale su cui effettuare approfondimenti investigativi. Ferraro e la consorte, credendo di non essere intercettati, discutono. E vengono a galla dei riferimenti espliciti a “Pippetto”. E’ Giuseppe Di Martino, anche lui finito in carcere per usura. Si parla anche di Alessia, che per gli 007 è proprio Savarese. Quindi una frase che dà sostanza alle ipotesi della Procura di Torre Annunziata: «Quello ti dà mille…a quell’amico mio di Castellammare, Angelo… Angelo, quello che ti andasti a prendere». Si ritiene che la persona in questione sia Marchitano. Ferraro parla di importi e cifre a più riprese. Ma per scovare conferme servono ulteriori elementi. Ecco dunque spuntare dei fogli recuperati nell’appartamento di Ferraro dove vengono annotate cifre e percentuali. Spuntano anche dei nomi, che stando alle ipotesi dei carabinieri sono quelli delle vittime. La Procura sceglie di accelerare. E viene a galla un altro elemento cruciale. Mentre spulciando i cellulari di Di Martino e Savarese si nota che tutte le chat siano state cancellate, i carabinieri all’interno della borsa della donna individuano un foglietto manoscritto con alcune annotazioni di cifre e date dei «prestiti effettuati», scrive il gip Anzalone nell’ordinanza. Tutto ciò si riferisce a un periodo compreso tra marzo 2019 e gennaio 2020, quando Di Martino era detenuto a Poggioreale: «Circostanza che conferma come Savarese si sia fatta carico della gestione dell’attività usuraia durante il periodo di detenzione del compagno».

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