Inchiesta Maddalena, i legami con il clan Fabbrocino per compare le armi per assaltare i portavalori

Andrea Ripa,  

Inchiesta Maddalena, i legami con il clan Fabbrocino per compare le armi per assaltare i portavalori

Con i carichi di droga volevano finanziare rapine ai camion portavalori e ai caveau delle banche. La banda armata specializzata nei colpi all’interno degli istituti di credito aveva rapporti con due clan della Campania che avrebbero messo a disposizione armi, fucili e mitra per mettere a segno i raid. Nella maxi inchiesta della Maddalena, coordinata dalla dda della procura di Cagliari, che ha portato a 32 arresti in tutta Italia ha fatto scattare le manette anche all’ombra del Vesuvio. Qui, gli specialisti degli assalti ai furgoni portavalori, erano pronti a far rifornimento di armi grazie ai legami con il clan Fabbrocino – egemone nel territorio vesuviano con base tra San Giuseppe Vesuviano e Ottaviano – e il clan Di Lauro – operante nell’area di Napoli nord. Due cosche tra le più spietate del panorama criminale campano che secondo la magistratura avevano grossi quantitativi di armi da rivendere e mettere a disposizione dell’organizzazione criminale smantellata all’alba di ieri. Sono 32 le ordinanze di custodia cautelare (20 in carcere e 12 ai domiciliari) eseguite dai militari dell’Arma nelle province di Cagliari, Nuoro, Oristano, Sassari, Livorno, Grosseto, Roma, Caserta e Napoli, nonché nel territorio della Corsica, disposte dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Cagliari. Il blitz è la fase conclusiva dell’indagine denominata “Maddalena”, condotta dai carabinieri tra il 2018 e il 2020 sotto il coordinamento delle Dda delle Procure di Cagliari e Firenze. Gli accertamenti sono partiti a settembre del 2018 con il sequestro, nell’ovile dell’allevatore Umberto Secci, di un furgone Iveco Daily rubato a Nuoro insieme a un altro mezzo poi usato per un tentativo di rapina a portavalori a Castiadas. I militari dell’Arma hanno avviato tutta una serie di accertamenti che hanno permesso di portare alla luce una rete criminale dedita al traffico internazionale di stupefacenti, principalmente cocaina e marijuana, al traffico di armi ed esplosivi, alle rapine e al riciclaggio di capitali illeciti. La droga che veniva venduta in Corsica serviva a pagare pistole, fucili e mitra per compiere gli assalti. A recuperarle, secondo quanto accertato dagli investigatori, era il corso Jean Luis Cucchi. Proprio sul fronte degli assalti ai portavalori Mercurio e Ledda, secondo quanto emerso dalle indagini, stavano preparando colpi alle sedi della Mondialpol in Toscana a Cecina e in Sardegna a Elmas e stavano chiedendo l’aiuto ad esponenti della criminalità campana, legati ai clan Fabbrocino e Di Lauro. Il tramite era un loro conoscente, Antonio Pagano di Ottaviano che spesso si faceva “aiutare” dal nipote Antonio Coppola. I preparativi della rapina alla Mondialpol di Cecina erano arrivati ad uno stato molto avanzato, ma saltò a causa di alcuni imprevisti. Saltò anche l’assalto ai danni di un portavalori carico di dieci milioni di euro in Corsica.

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