Torre Annunziata, revocata la delibera scandalo per il parcheggio di via Zampa

Giovanna Salvati,  

Torre Annunziata, revocata la delibera scandalo per il parcheggio di via Zampa

C’è una delibera che scotta tra le mani del sindaco Vincenzo Ascione, ed è uno dei tanti atti destinati a finire nelle mani degli investigatori che spulciano i documenti prodotti a Palazzo Criscuolo. Si tratta del progetto di un parcheggio da realizzare nella proprietà Carbone tra via Zampa e via Simonetti, a qualche centinaio di metri dal tribunale. Un regalo infiocchettato per i tre proprietari del terreno, dicono i consiglieri di opposizione, per giunta «illegittimo», come ha ammesso lo stesso segretario generale Lorenzo Capuano che ieri mattina ha firmato la cancellazione dell’intera procedura dopo aver dato parere favorevole in fase preliminare.Per ricostruire una vicenda intrigata e tortuosa bisogna fare un passo indietro fino all’inizio di dicembre.Il progetto caldeggiato dal vicesindaco Luigi Ammendola e avallato dal primo cittadino viene discusso nel consiglio del 7 dicembre dopo una serie di rinvii. Il progetto del parcheggio tra via Zampa e via Simonetti passa con 12 voti. Alzano la mano 10 esponenti della maggioranza (Giuseppe Raiola, Giovanna Cirillo, Jessica Lucibelli, Maria Longobardi, Gerardo Salvi, Antonio Pallonetto, Bruno Avitabile, Michele Avitabile, Angela Nappi, Mariagrazia Sannino) e 2 dell’opposizione (Davide Alfieri e Mariateresa Di Martino) ma, alla faccia della trasparenza, da 31 giorni la delibera non compare all’albo pretorio.«Un’opera al servizio dei cittadini», dicono quelli che la sostengono. «Un indegno sperpero di soldi pubblici», tuonano i consiglieri di opposizione, cheportano il caso in commissione trasparenza.Saltano fuori tutte le incongruenze dell’operazione, in soldoni un inutile esborso di 280mila euro stanziati per l’acquisto del suolo di proprietà di Armando, Mario e Raffaele Carbone, allora riuniti nella «Cara srl». Secondo la commissione trasparenza il suolo può essere acquisito al patrimonio comunale senza sborsare un euro in virtù delle leggi in materia di abusivismo edilizio. Sul suolo individuato dalla giunta Ascione per la realizzazione del parcheggio pubblico c’è infatti un aborto edilizio bloccato dai sigilli apposti 30 anni fa. L’opera, un condominio di lusso, fu autorizzata dal commissario ad acta il 5 giugno ‘91 e bloccata il 18 ottobre dello stesso anno. Le licenze edilizie furono prima revocate e poi sospese, i ricorsi presentati dai costruttori tutti puntualmente bocciati.Si legge negli atti: «l’opera parzialmente realizzata è abusiva» e va demolita, visto che «il manufatto sprovvisto di titoli edilizi non è suscettibile di regolarizzazione perché incompatibile con le normative edilizie e urbanistiche».Tradotto i proprietari devono demolire lo scheletro di cemento armato e ripristinare lo stato dei luoghi con un considerevole esborso economico.Passano gli anni, il mostro di cemento armato resta in piedi e l’area diventa una ferita sul volto della città. Un ammasso di cemento, travi e lamiere che rappresenta un serio pericolo per la sicurezza pubblica. Nessuno muove un dito: né le amministrazioni, né i costruttori proprietari.Poi l’idea che prende corpo sulla scrivania della giunta di Ascione su proposta del vicesindaco Ammendola e supportata tecnicamente dalle relazioni di Nunzio Ariano, finito in manette il 28 dicembre per una mazzetta di 10.000 euro.«Acquistiamo l’area, spianiamola e facciamone un parcheggio per decongestionare il traffico». Un’idea sballata che la giunta porta avanti con fermezza.L’amministrazione potrebbe acquisire il terreno al patrimonio comunale senza spese sfruttando le leggi in materia di abusi edilizi e la mancata demolizione, invece sceglie di acquistarlo stanziando 280mila da versare sui conti dei Carbone. Un illogico esborso per il bilancio, un regalo soitto l’albero per i Carbone che in un sol colpo si liberano di un suolo inutilizzabile e dell’obbligo oneroso di ripristino dei luoghi e intanto concretizzano un utile di circa 300mila euro. Il 7 dicembre l’affare è cosa fatta: la delibera cara ad Ammendola e ad Ascione è realtà, il Comune si assume l’onere della spesa, della demolizione del mostro di cemento e della realizzazione di un parcheggio per 50 auto.Inizia però la battaglia della commissione trasparenza. Pierpaolo Telese, Ciro Alfieri e Germaine Popolo pongono la questione della legittimità della delibera ma solo dopo l’arresto di Nunzio Ariano arriva la svolta. Il segretario generale Lorenzo Capuano si siede in commissione e analizza gli atti, alla fine si arrende all’evidenza nonostante avesse sostenuto il progetto un mese prima.«Tutto sballato», sussurra. Anche gli altri consiglieri, Bruno Avitabile, Gerardo Salvi, Angela Nappi e Francesco Colletto, che avevano votato a favore del piano, si ricredono.Capuano ammette le falle e avvia la richiesta di revoca della delibera “fantasma”. Ora la questione torna in consiglio comunale dove bisognerà rivotare, stavolta con cognizione di causa, il progetto. L’obiettivo è cancellare l’assegno di 280mila euro destinato ai Carbone, e, nel caso in cui si confermerebbe l’idea del parcheggio, trovare il modo di demolire il mostro (onere che era in capo ai proprietari) senza gravare sulle casse dell’ente e sulle tasche dei cittadini.Dice Telese: «La conferma di una gestione opaca che produce atti irregolari. Ascione non ha alternativa: deve dimettersi». Aggiunge Popolo: «La revoca conferma che dove si governa con atti di forza e senza confronto non si fa l’interesse della città». Chiude Alfieri: «Il comportamento del segretario generale è assurdo: prima dà il via libera all’ atto poi lo ritira. Eppure è il responsabile della trasparenza».

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