Allarme frane in penisola sorrentina, Dossier Wwf: «Troppo abusivismo edilizio»

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Allarme frane in penisola sorrentina,  Dossier Wwf: «Troppo abusivismo edilizio»

Costoni che franano. Smottamenti di manto stradale. Falesie che vengono giù. In penisola sorrentina resta alto l’allarme del dissesto. E il Wwf Terre del Tirreno torna a denunciare scempi messi a segno nel nome del mattone selvaggio. «Quanto costa alla comunità il fenomeno dell’abusivismo edilizio? Allo scempio paesaggistico-ambientale delle opere non autorizzate si aggiungono le conseguenze di crolli e frane» si legge in un ampio dossier già inoltrato tempo fa alla Procura di Torre Annunziata. Il presidente degli ambientalisti Claudio d’Esposito riepiloga nel dettaglio gli ultimi smottamenti, da Massa Lubrense a Vico Equense, che non fanno altro che alimentare anche preoccupazione.«La verità è che gli alberi non interessano più di tanto ai politici, mentre per il fenomeno dell’abusivismo, nel nostro turistico meridione, in balia di motoseghe e betoniere, c’è sempre una levata di scudi corale quando qualcuno ipotizza, anche solo lontanamente, ruspe e sgomberi in aree classificate dall’Autorità di Bacino ad alto rischio frana o alluvionale. Ed ecco che intere case, manufatti e strade, sorte abusivamente come funghi, costruite in veri e propri “impluvi” o nei pressi di falesie instabili, aspettano che l’ineluttabile si avveri» tuona sempre d’Esposito.E ad ogni stagione delle piogge, puntuale come la Befana il 6 gennaio, viene giù un pezzo di penisola. «Il crollo di Via Formiello, i crolli della Strada Statale 163, quelli delle abitazioni ai Colli di San Pietro posti su di un terreno geologicamente instabile, quello della via Ponte Orazio tra Piano e Meta, la storica frana di via Fontanelle al Capo di Sorrento o la recente frana del versante di Picco Sant’Angelo – dice d’Esposito – Sono solo alcuni dei tanti episodi, che ci fanno riflettere sulla precarietà e fragilità del territorio dove viviamo e che ci illudiamo di manomettere in eterno. Eppure che quando scende l’acqua dal cielo e nel nostro territorio seguono con puntualità svizzera frane e smottamenti, allagamenti e dissesti, è cosa ormai storica, risaputa e documentata. E dopo la tragedia appare, come da copione, la “parola chiave” che rende possibile ogni successivo investimento e intervento: “somma urgenza”. Spesso la soluzione è peggiore del male stesso, e la medicina finisce per condannare definitivamente il malato».Nel dossier inviato dalla Polizia alla Procura di Torre Annunziata e al dirigente della Provincia, alcuni anni fa, prima della pioggia e del dissesto dell’area della penisola sorrentina e della zona stabiese, si leggeva «frane e smottamenti sono causati da sversamenti ed emissioni illegali e sistemi fognari di fortuna causati dal crescente fenomeno dell’abusivismo nella zona collinare stabiese».Non finisce qui: «Che la nostra penisola sia una zona a grave rischio idrogeologico (nonché sismico) e ad alta franosità e instabilità di versante, tutti lo sanno, ma stranamente se ne ricordano solo a “catastrofe” avvenuta» attacca d’Esposito.Non manca l’ultima denuncia: «Nel frattempo a Sant’Agnello nei pressi del Vallone San Vito, in area a rischio idrogeologico, si è autorizzato, a monte, un orrendo mostro su tre livelli spacciato per “casa di riposo” e, immediatamente sulla destra fluviale a valle, una strada per un megaparcheggio a raso attualmente in costruzione».10

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