Il consigliere Cascone: “La riforma delle province ha fallito”

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Il consigliere Cascone: “La riforma delle province ha fallito”

Consigliere Cascone, una volta c’era la Provincia, oggi la Città Metropolitana. E’ cambiato in meglio o in peggio?

«La riforma Delrio aveva una ratio. Dovevano nascere 3 o 4 città metropolitane come Roma, Napoli e Milano. Luoghi dove vi è una continuità anche territoriale. Ma quella riforma, rimasta monca perché troppo legata al referendum e a motivazioni di natura politica che ne hanno interrotto un percorso di logicità, oggi è assurda».

Perché secondo lei?

«Anzitutto stanno nascendo ovunque delle Città Metropolitane. La riforma andava nel senso di sopprimere province e trasferire deleghe alla regione e ai nuovi enti. Ma, pur conservando funzioni strategiche, come trasporti, ambiente, scuola e viabilità e manutenzione, urbanistica, le cose non sono andate meglio».

Cosa è cambiato?

«C’è stato un distacco dai territori. Anche se, dal punto di vista pratico le funzioni che della Provincia sono rimaste in capo a noi ci hanno reso più efficienti, potendo gestire risorse concentrate su queste aree di competenza».

Ma politicamente è cambiato tutto.

«Dal punto di vista politico generale sì. Con la Provincia c’era un ulteriore interlocutore, spesso di alta qualità. Faccio un esempio: se un sindaco aveva problemi rispetto al cimitero, con la politica potevo trovare un percorso che mi portasse a risolvere il mio problema anche attraverso la Provincia. Oggi è quasi impossibile».

C’è un altro paradosso?

«Pensiamo all’urbanistica. Una legge dell’82, la 14, delegava la materia alle province. Per 37 anni la Provincia ha svolto quelle funzione. Improvvisamente, senza un disegno organico, senza strategia o motivazione, la Regione ha deciso di avocare a sè la materia urbanistica. In maniera legittima, sia chiaro, ma la Regione non ha neanche commissari ad acta per commissariare i comuni».

Potremmo parlare di una riforma a metà. «Ci sono delle azioni e delle riforme fatte non per progredire e per evolversi andando di pario passo coi tempi verso una semplificazione. A volte si ha la sensazione che si facciano riforme per gestire il potere, accentrarlo, toglierlo per darlo a qualcun altro. Ma, in questo caso, i risultati sono pessimi». Il lavoro svolto fino ad ora?

«Oggi la Città Metropolitana di Napoli è un’eccellenza perché ha avuto la geniale intuizione, in sede di conferenza stato province, di sbloccare un avanzo di amministrazione e con quelle risorse abbiamo fatto un piano strategico, unico ed irripetibile. 400 milioni di euro con cui i comuni possono far sviluppare il territorio della città metropolitana».

Oggi il Pd dichiara chiusa l’esperienza.

«Ho una sensazione: che il Pd sia rimasto ultimo partito in Italia che ha una concezione legata alle logiche che vengono da 20 anni fa. A Napoli potrebbe esserci inizio di nuova era se si va nella direzione in cui la società civile si siede insieme a chi ha valori comuni e si parla di contenuti. Non di bandiere e magliette. Se questa esperienza sarà valida sono curioso di sapere come i partiti si organizzeranno».

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