Ottaviano, l’uomo del clan firmò il patto con i banditi sardi

Giovanna Salvati,  

Ottaviano, l’uomo del clan  firmò il patto  con i banditi sardi

Feroci, armati fino ai denti e pronti a colpire da un momento all’altro. E’ così che vengono ritratti i componenti della presunta banda di rapinatori coinvolti nell’inchiesta “Maddalena”, l’indagine condotta dall’Antimafia di Cagliari e Firenze che nelle scorse ore ha portato all’arresto di 32 indagati. Un’organizzazione nata grazie all’appoggio e al sostegno logistico di due tra i clan piĂą potenti della Campania: i Di Lauro, storica dinastia di Secondigliano, e i Fabbrocino, la mafia della provincia di Napoli che mise in ginocchio, a fine anni ’70, la nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo. Due cosche che avrebbero aiutato la gang dei rapinatori a mettere insieme tutto il necessario per mettere a segno colpi ai danni di banche e porta-valori. «In tutto questo periodo di lavoro investigativo sotto traccia, in particolare da quando è iniziato il lockdown – ha detto il colonnello Cesario Totaro, comandante provinciale di Cagliari dei carabinieri a margine dell’operazione – stavamo con il fiato sospeso perchĂ© c’erano i segnali che la banda potesse operare da un momento all’altro, come due escavatori con benne in loro possesso provenienti da furti. Sapevamo che avevano un micidiale potenziale di fuoco, dovevamo giocare d’anticipo. Con un lavoro straordinario siamo riusciti, facendo squadra, a mettere le mani sulla banda di sardi, campani e corsi».Secondo i dati in possesso delle forze dell’ordine e degli inquirenti il gruppo, sul quale pesa anche l’ombra dei Fabbrocino, era pronto a colpire da un momento all’altro. E nelle pagine dell’ordinanza di custodia cautelare emessa nelle scorse ore dal tribunale di Cagliari, infatti, si rimarcano alcuni dati chiave: il possesso di ingenti armi e strumenti per mettere a segno le rapine e il fatto che il gruppo avesse progettato numerosi raid, tutti fino a quale momento non andati a buon fine. Le indagini erano partite nel 2018 nel corso di una perquisizione che portò alla scoperta di un furgone e di alcuni mezzi meccanici rubati. Mezzi, tra cui una escavatrice, che sarebbero serviti a i banditi per tentare di rapinare un portavalori in Sardegna, proprio nel 2018. Da qui sono state imbastite le trame dell’indagine che ha consentito agli inquirenti di mettere insieme tutti i tasselli del mosaico investigativo. E dalle indagini è persino venuto fuori che la camorra avrebbe reinvestito i capitali illeciti proprio per finanziare il gruppo. L’anello di congiunzione tra la criminalitĂ  organizzata e i banditi viene individuato in Antonio Pagano, l’uomo di Ottaviano accusato dagli inquirenti di essere appunto l’uomo che avrebbe unito i sardi e i napoletani. Nelle prossime ore, comunque, gli indagati verranno sottoposti all’interrogatorio di garanzia e in quella sede, se lo riterranno opportuno, potranno chiarire la propria posizione rispetto alle pesantissime accuse mosse a loro carico dai pm.

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