Giustizia lumaca a Castellammare, graziati i boss: saltano 38 arresti

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Giustizia lumaca a Castellammare, graziati i boss: saltano 38 arresti

Le prove ci sono. L’indagine non fa una piega. La famiglia Imparato è legata mani e piedi con la camorra di Scanzano. C’è solo un problema: i reati contestati sono troppo vecchi. E così per i 38 indagati coinvolti nell’ultima inchiesta sulla camorra stabiese non può scattare nessuna misura cautelare. Anche se l’Antimafia aveva chiesto l’arresto dei sospettati finiti nella rete dell’indagine costruita attorno alla “Gomorra” del Savorito, il rione roccaforte dello spaccio dipinto come una succursale di Scampia all’ombra del Vesuvio. Dal chimico che raffina la droga in casa, alle vedette, passando per boss, faccendieri, broker, spacciatori e persino i porta-soldi: gli affiliati incaricati di distribuire gli stipendi ai dipendenti della holding dello spaccio. Un ritratto drammatico racchiuso nelle pagine dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari notificato, nei giorni scorsi, a Salvatore Imparato, boss del quartiere, e ad altre 37 persone accusate, a vario titolo, di spaccio, traffico di droga e associazione per delinquere finalizzata alla vendita di stupefacenti con l’aggravante delle finalità mafiose. Un’indagine nata da lontano, i fatti contestati riguardano il periodo che va dal 2007 al 2012, per la quale l’Antimafia aveva invocato l’arresto per tutti i sospettati. Ma il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Napoli, raccolta la richiesta della Dda, non ha potuto fare altro che rigettarla. Il motivo affonda le sue radici in una ormai nota dottrina della giurisprudenza: se un reato che non prevede come pena l’ergastolo viene contestato a distanza di diversi anni, non si può applicare alcuna misura cautelare a carico degli indagati. Una legge che da qualche anno ha reso maggiormente stringenti i parametri per l’applicazione di misure cautelari per gli indagati. Anche se parliamo di gente con precedenti penali per reati di mafia. Un orientamento legittimo che però ha spesso depotenziato le delicate indagini condotte dall’Antimafia attorno alla criminalità organizzata. I 38 sospettati dunque, in caso di eventuale processo, saranno imputati a piede libero con buona pace delle indagini che negli ultimi due anni hanno dimostrato l’operatività del clan Imparato e il ruolo centrale assunto dall’organizzazione all’interno dell’affare spaccio a Castellammare di Stabia. Un gruppo vicinissimo ai D’Alessandro che – dicono i pentiti – paga una tangente al clan di Scanzano. La droga, d’altronde, rappresenta una delle principali fonti di sostentamento per l’organizzazione. Secondo il collaboratore di giustizia Renato Cavaliere, ascoltato recentemente in un processo a Torre Annunziata, i D’Alessandro incassano qualcosa come 6 milioni di euro all’anno dallo spaccio. E gran parte di quei soldi arrivano, secondo gli inquirenti, proprio dal Savorito.

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