Lite per la giunta a Torre del Greco, gli alleati insultano Palomba: «Sei un mezzo scemo»

Alberto Dortucci,  

Lite per la giunta a Torre del Greco, gli alleati insultano Palomba: «Sei un mezzo scemo»
Il sindaco Giovanni Palomba

Torre del Greco. La prima riunione di maggioranza successiva all’azzeramento della giunta sfocia in una furibonda lite tra il sindaco Giovanni Palomba e il politico-ultrà Pasquale Brancaccio, arrivato a definire il primo cittadino «un mezzo scemo» e a ricordare al leader della carovana del buongoverno di palazzo Baronale di «stare lì grazie a noi». Una sfuriata conclusa con una violenta sbattuta di porta capace di mandare in frantumi il sogno di ricomporre in tempi brevi la crisi di metà mandato scoppiata in municipio.

Il botta & risposta

All’inattesa entrata a gamba tesa del capogruppo della lista civica Il Cittadino si è arrivati al termine di una pagliaccesca introduzione del primo cittadino, non nuovo a inopportuni e folkloristici show: una serie di punzecchiature e provocazioni agli alleati della neonata federazione di liste civiche – un super-gruppo di sei consiglieri comunali avvertito come una «mina vagante» dallo storico figlioccio della Dc all’ombra del Vesuvio – capace di fare sbottare il politico-ultrà e scatenare la reazione di Giovanni Palomba. Punto nell’orgoglio, il primo cittadino ha invitato a chiare lettere Pasquale Brancaccio a rassegnare le dimissioni: «Non sei tu a cacciare me, ma io a lasciare la maggioranza – la stizzita replica dell’ex fedelissimo di Ciro Borriello -. Non dimenticare di essere seduto lì solo grazie a noi». Parole pesanti come macigni, destinate a lasciare un segno sulla coalizione uscita vincitrice dalle avvelenate elezioni del giugno 2018.

La fumata nera

Il feroce botta & risposta ha inevitabilmente condizionato l’incontro. Così gli alleati hanno deciso di aggiornare la discussione a martedì prossimo, con il sindaco arrivato a minacciare la possibilità di nominare qualche assessore – l’ex capo dell’assise Felice Gaglione, sgradito alle anime critiche della maggioranza – senza ulteriori confronti. Insomma, un vero e proprio muro contro muro. Con buona pace delle esigenze di una città ridotta in ginocchio.

Le spine nel fianco

Ma, al netto degli insulti, i nodi da sciogliere per il sindaco restano diversi: a partire dalla «guerra fratricida» tra Vittorio Guarino e Annalaura Guarino – il primo vuole mantenere l’assessore Gennaro Granato, la seconda reclama la visibilità in giunta promessa nel 2018 – fino alla questione delle quote rosa, passando per la grana dell’assessore Luigi Civelli a oggi sostenuto solo da Antonio D’Ambrosio. Un rompicapo politico da cui dipende il futuro dell’amministrazione comunale.

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