Torre Annunziata. Accuse dell’ex sindaco: «Ascione, dimettiti»

Raffaele Schettino,  

Torre Annunziata. Accuse dell’ex sindaco: «Ascione, dimettiti»

Luigi Monaco, ex sindaco, andiamo al sodo: a Torre Annunziata è tornata la puzza di corruzione.

«Da Sindaco denunciai al Prefetto che un terzo della città era nelle mani della camorra. E’ evidente che il cancro di Torre non è solo la camorra. La corruzione è un malcostume che ha fatto già danni devastanti in passato. Infilare la polvere sotto il tappeto sarebbe da irresponsabili, la verità deve venir fuori».

Con l’arresto del capo dell’Ufficio tecnico la città sembra aver fatto un salto indietro di trent’anni.

«In realtà come la nostra, afflitte da fenomeni criminali endemici, il livello di attenzione e di controllo di chi ricopre cariche politico istituzionali dovrebbe essere altissimo. Ciò, purtroppo, non accade. Non sta a me capire se sia frutto di incapacità, incompetenza o se sia conseguenza di qualcosa di peggio, fatto sta che grazie ai controlli blandi la corruzione prolifera, e i fatti che stiamo leggendo ne sono la conferma».

Cosa sta succedendo?

«Sarà la magistratura a dirlo. Sul versante politico, rimane il problema che si corre ai ripari sempre dopo gli interventi dell’autorità giudiziaria e difficilmente prima. Un buon sindaco deve saper fare scelte oculate sui propri collaboratori e sul personale dirigenziale ai quali affida l’attività di gestione. Un buon sindaco deve saper dire anche molti “no”».

Ascione non sa dirli?

«Ascione fin dall’inizio del suo mandato s’è dimostrato politicamente debole, incline a concludere accordi politici al ribasso, in una città dove bisogna tenere il polso fermo, la guardia alta e il pugno duro. Per questa sua debolezza rischia di pagare un conto salato, che non è solo suo. Ad esempio, in 3 anni e mezzo non ha dato seguito al bando pubblico per l’individuazione di un nuovo dirigente dell’utc e questo è un fatto. Ha dato continuità alla scelta di Starita, che ha nominato Ariano pochi mesi prima della scadenza del suo mandato con la benedizione del consigliere regionale Mario Casillo. Evidentemente Ascione non sa dire “no” agli uomini potenti di questo territorio».

Lei cosa avrebbe fatto?

«Avrei avviato subito le procedure di legge per la selezione di un nuovo dirigente dell’utc. Lo feci all’epoca quando nominai l’ingegnere Cusano, professionista serio e di ineccepibile valore».

Vuol dire che Ascione…

«Voglio dire che mi sembra evidente che ci sia una clamorosa debolezza politica rispetto a un sistema corruttivo che purtroppo, da ciò che leggiamo, esiste».

Che responsabilità ha Ascione?

«Nel caso specifico, dal punto di vista politico amministrativo è responsabile della reiterata conferma, nella carica, del dirigente inquisito. Il fatto stesso che abbia azzerato la giunta è una palese ammissione di responsabilità. Solo che manca un atto contestuale all’azzeramento».

Le dimissioni?

«Già, le dimissioni. Sarebbe un atto dovuto».

Invece continua. «Esatto. A questo punto, considerato che sarebbe inopportuno, in questo momento di grave crisi, andare alle elezioni anticipate, gli consiglio di avere almeno uno scatto d’orgoglio per il bene della città».

Come?

«Si presenti in consiglio comunale chiedendo la fiducia con una giunta di alto profilo tecnico scelta in piena autonomia rifuggendo dai soliti suggeritori che ammorbano la politica torrese da oltre 20 anni. Eserciti con pienezza il proprio ruolo, metta al bando logiche spartitorie e si presenti in aula con un breve programma di fine consiliatura con pochi punti significativi e caratterizzanti come il piano urbanistico comunale».

E dopo?

«Due cose. La prima: avvii un’indagine interna senza attendere gli esiti dell’azione giudiziaria per capire se il caso Ariano è un episodio isolato o parte di un più ampio meccanismo corruttivo, così come sembra apparire dalle indiscrezioni giornalistiche. La seconda: porti a termine il mandato e dia spazio ad una candidatura innovativa che sappia dare nuovo slancio alla vita e allo sviluppo di questa città».

Insomma, boccia Ascione su tutta la linea?

«Sì, a prescindere dall’imbarazzo delle manette ai polsi del capo dell’ufficio tecnico. Io da presidente del circolo cittadino del Pd lo sostengo da mesi. E con me lo sostengono tutte quelle voci critiche del partito che invano hanno chiesto un confronto per il bene della città».

E invece siete finiti commissariati.

«E questo è uno scandalo nello scandalo. E’ un atto gravissimo della direzione provinciale del partito che in un momento difficilissimo per la città, ha messo il bavaglio alle uniche voci critiche, interne al Pd, nei confronti di un’amministrazione evidentemente inconcludente».

Perché?

«Questo lo capiremo. Sta di fatto che la gestione del caso Torre Annunziata, da parte del Pd provinciale, dopo l’arresto del capo dell’Utc, lascia esterrefatti. Hanno avallato politicamente l’azzeramento di una giunta nominata dal sindaco con il loro gradimento appena 7 giorni prima, e poi hanno commissariato il circolo locale del partito creando un’inesistente relazione tra la linea politica limpida e chiara del partito locale e quella tortuosa di un’amministrazione che sarà chiamata a chiarire molte cose».

Meglio infilare la polvere sotto il tappeto pur di conservare un sindaco Pd, magari nella speranza di determinare l’amministrazione futura?

«In effetti a loro interessa mantenere la bandierina sul Comune, ad ogni costo. E non si rendono conto della miopia di questo modus operandi e del fatto che il Pd, in questo modo, rischia di diventare una forza marginale a Torre Annunziata, non più in grado di guidare una coalizione. E’ evidente che un partito censore, che commissaria il dibattito politico, non può ergersi a paladino del rinnovamento».

Sta dicendo che lascerà il partito?

«Assolutamente no. Al di la delle scelte locali che reputo totalmente sbagliate, il Pd rimane un grande partito nazionale. Anche se la battaglia per il cambiamento sarà molto dura, la combatterò per ritrovare i principi fondanti del partito ed immettere al suo interno forze nuove e desiderose di cambiamento. Anche se quello che hanno fatto a Torre è di una gravità inaudita».

Come fa a credere in un partito che l’ha mandata a casa con un golpe a favore di Giosué Starita?

«All’epoca il Pd non esisteva ancora, anche se esistevano tutti coloro che lo compongono oggi. Personalmente credo ancora, forse mi illudo, in una politica che si interessi di risolvere i problemi della gente e ritengo doveroso restare in campo svolgendo il mio ruolo insieme ai tanti che la pensano come me».

Ed ora?

«Bisogna risollevare la città offesa e beffata. Fare tabula rasa e ripartire coinvolgendo le forze sane e dal dialogo con la gente. Proprio su Metropolis ho letto del “sogno metropolitano di Bassolino”: ecco, bisogna mettere il territorio al centro della discussione. Chi bara deve essere mandato in esilio».

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